HomeCronacheFatti di cronacaArezzo nel cuore, artigli da mamma: guai a toccà i figlioli

Arezzo nel cuore, artigli da mamma: guai a toccà i figlioli

Una quarantenne originaria di Arezzo strappa letteralmente la figlia dalle braccia di un uomo già noto alle forze dell'ordine. E mentre la piccola resta sotto choc, torna la domanda che tanti cittadini si fanno: ma certi soggetti perché sono sempre in giro?

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Arezzo nel cuore, artigli da mamma: guai a toccà i figlioli

Una quarantenne originaria di Arezzo strappa letteralmente la figlia dalle braccia di un uomo già noto alle forze dell'ordine. E mentre la piccola resta sotto choc, torna la domanda che tanti cittadini si fanno: ma certi soggetti perché sono sempre in giro?

Aretina di nascita, mamma di tre figli e con quel riflesso che dalle nostre parti chiamano semplicemente “istinto”, non ci ha pensato mezzo secondo. Ha visto uno sconosciuto prendere in braccio la sua bambina di cinque anni alla fermata dell’autobus di Fontivegge e gliel’ha strappata di mano.

Perché ci sono momenti in cui non servono supereroi, bastano le mamme di Arezzo. Quelle che magari non fanno conferenze stampa, ma quando c’è da difendere i figlioli diventano più veloci di un semaforo che scatta sul verde.

La vicenda, avvenuta mercoledì sera a Perugia, ha dell’incredibile e del terrificante. Un ventinovenne di origine gambiana, irregolare sul territorio e con una collezione di precedenti che farebbe impallidire un archivio, avrebbe tentato di allontanarsi con la piccola. La madre è intervenuta immediatamente, aiutata anche da alcuni giovani presenti, mentre la polizia è arrivata in pochi minuti procedendo all’arresto per tentato sequestro aggravato.

La bambina è ancora sotto choc. Gli incubi notturni e la paura di passare davanti alla stazione raccontano più di mille statistiche.

E qui viene la domanda che rimbalza nelle chiacchiere dei bar, tra una brioche e un caffè: se uno viene arrestato, denunciato, condannato, sottoposto a Daspo urbano, obbligo di firma e pure destinatario di procedure di espulsione, come mai lo si ritrova sempre lì, a fare paura alla gente perbene?

Domande che non hanno colore politico e che nascono dalla semplice voglia di vivere tranquilli.

Intanto da Arezzo arriva una lezione che non ha bisogno di proclami: l’aretinità non si misura dalla residenza, ma dal carattere. E quella mamma, davanti al pericolo, ha tirato fuori la stessa tempra di chi da queste parti, da sempre, quando sente minacciare la famiglia non sta a fare filosofia.

Perché a toccà i figlioli degli aretini, c’è da aspettarsi una risposta immediata. E stavolta, grazie al cielo, è finita senza conseguenze peggiori.

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