Sette aziende agricole sospese, otto lavoratori trovati “in nero” e una serie di irregolarità in materia di salute e sicurezza. È il bilancio dei controlli effettuati nelle campagne della provincia di Arezzo nell’ambito delle attività di contrasto al lavoro irregolare e allo sfruttamento in agricoltura.
L’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Arezzo ha coordinato due settimane di verifiche, dal 24 al 28 agosto e dal 31 agosto al 4 settembre, interessando complessivamente 22 aziende agricole tra Valdichiana, Casentino, Valtiberina e Valdarno.
I controlli si sono concentrati nel pieno delle lavorazioni stagionali, tra raccolta di frutta e ortaggi e vendemmia, periodi nei quali aumenta sensibilmente la richiesta di manodopera e, di conseguenza, anche il rischio di ricorso a forme irregolari di intermediazione e impiego dei lavoratori.
Per sette aziende è scattata la sospensione dell’attività. Il provvedimento, come previsto dalla normativa, ha carattere provvisorio ed è legato alle irregolarità riscontrate durante gli accertamenti.
Nel corso delle ispezioni sono stati individuati otto lavoratori senza regolare contratto di assunzione.
Le verifiche hanno inoltre fatto emergere diverse violazioni sulla sicurezza: mancata formazione dei lavoratori, assenza della sorveglianza sanitaria e, in alcuni casi, mancata predisposizione del Documento di Valutazione dei Rischi.
Alle aziende controllate sono state impartite complessivamente 18 prescrizioni riguardanti salute e sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento alla formazione, alle visite mediche obbligatorie e alle condizioni degli ambienti di lavoro.
Ai controlli hanno partecipato, oltre agli ispettori del lavoro di Arezzo e Siena, i militari dei Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro delle due province e personale ispettivo dell’Inps.
L’attività è stata preceduta da un lavoro congiunto di analisi condotto insieme a Inps, Agenzia delle Entrate e Arma dei Carabinieri, con l’obiettivo di individuare anche aziende agricole che ricorrono sistematicamente alle cosiddette “aziende senza terra”, realtà utilizzate per fornire manodopera senza disporre direttamente di terreni agricoli.
Alle operazioni hanno preso parte anche mediatori dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Ventidue aziende controllate e sette sospensioni sono numeri che meritano attenzione. Perché quando una vendemmia costa poco, qualche volta il miracolo non è nell’annata: basta andare a vedere quanto costa, e soprattutto come viene trattato, chi quella vendemmia la raccoglie.


