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Agricoltura a fondo perduto: il raccolto finisce sotto sequestro, anche ad Arezzo

Operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Catanzaro: due persone in carcere, tre ai domiciliari e oltre 36 milioni tra denaro, società e immobili sottoposti a sequestro. Nell’Aretino il provvedimento riguarda somme di denaro

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Agricoltura a fondo perduto: il raccolto finisce sotto sequestro, anche ad Arezzo

Operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Catanzaro: due persone in carcere, tre ai domiciliari e oltre 36 milioni tra denaro, società e immobili sottoposti a sequestro. Nell’Aretino il provvedimento riguarda somme di denaro

Un’inchiesta della Procura distrettuale di Catanzaro su presunte truffe legate ai contributi pubblici per l’agricoltura arriva fino alla provincia di Arezzo.

Questa mattina la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Catanzaro, insieme al Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, ha dato esecuzione a un’ordinanza del Gip nei confronti di cinque persone indagate.

Due sono finite in carcere, tre agli arresti domiciliari.

E poi ci sono i sequestri.

Quelli, come spesso accade quando la contabilità giudiziaria comincia a fare i conti sul serio, hanno parecchi zeri.

Ad Arezzo sequestrate somme di denaro

Il provvedimento dispone il sequestro preventivo di somme per circa 2,5 milioni di euro nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Arezzo.

È questo, precisamente, il collegamento dell’inchiesta con il territorio aretino indicato nel comunicato ufficiale della Procura.

Ad Arezzo non vengono segnalati arresti, aziende agricole sequestrate o immobili finiti sotto sigillo: il provvedimento riguarda somme di denaro.

Meglio precisarlo, perché dalla Calabria all’Aretino il passo geografico è lungo, quello dei titoli sensazionalistici molto meno.

Cinque misure cautelari

Secondo quanto disposto dal Gip del Tribunale di Catanzaro, per due persone originarie delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia è stata applicata la custodia cautelare in carcere, con il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso.

Per altri tre indagati del Catanzarese, due imprenditori e un avvocato, sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Le accuse formulate a vario titolo nell’inchiesta comprendono associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita e truffe aggravate nell’ambito della Politica agricola comune.

L’obiettivo ipotizzato dagli investigatori sarebbe stato quello di ottenere contributi pubblici a fondo perduto.

Insomma, secondo l’accusa qualcuno avrebbe preso molto sul serio la parte del “fondo perduto”. Soprattutto il fondo. E possibilmente pubblico.

Aziende agricole e prestanome

Gli investigatori del Gico di Catanzaro e dello Scico avrebbero ricostruito un sistema formato da numerose società attive soprattutto nei settori immobiliare e agricolo.

Secondo l’ipotesi investigativa, alcune sarebbero state intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanome.

Il gruppo si sarebbe inoltre mosso nell’ambito di procedure esecutive e fallimentari per favorire soggetti definiti dagli investigatori di «notevole spessore criminale».

Una parte dell’indagine riguarda poi imprese e società agricole che, secondo la Procura, sarebbero state utilizzate per partecipare sistematicamente a bandi pubblici e ottenere finanziamenti a fondo perduto.

Campi, terreni, società e contributi europei.

Un’agricoltura decisamente moderna: semina una domanda, annaffia con un bando e spera che cresca un contributo.

Oltre 36 milioni sotto sequestro

Oltre ai circa 2,5 milioni di euro sequestrati anche nelle province di Arezzo, il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 15 persone giuridiche operanti nel settore agricolo in provincia di Catanzaro, per un valore stimato di circa 1,6 milioni di euro.

Sotto sequestro anche 398 immobili, tra fabbricati e terreni, nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Pisa, per un valore stimato in circa 32,6 milioni di euro.

Il conto complessivo supera quindi i 36 milioni di euro.

Altro che PAC: qui, almeno sul piano dei sequestri, il raccolto è stato abbondante.

Per tutti gli indagati vale quindi la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Perché l’ironia può essere pungente. La sentenza, invece, spetta ai tribunali.

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.

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