Via Crispi, Arezzo. Venerdì sera, ore 21.
Pieno centro.
Non periferia, non zona industriale, non una piazzola dimenticata tra una superstrada e un capannone.Pieno centro.
A pochi passi dall’Anfiteatro Romano, da via Roma e da Corso Italia, la passeggiata serale offre quello che mostrano le fotografie: cassonetti pieni, sacchi lasciati all’esterno e rifiuti che hanno cominciato a colonizzare anche lo spazio intorno ai contenitori.
Una specie di fuorisalone dell’immondizia, solo senza inaugurazione, nastro tricolore e assessore con le forbici.
E siccome questo settembre continua a regalarci serate piuttosto calde, lo spettacolo non è soltanto per gli occhi.
C’è anche il naso.
Il bouquet è deciso: sacchetto fermentato, note di umido, retrogusto di cassonetto e persistenza notevole.
Chi passa da via Crispi può dunque godersi gratuitamente un’esperienza multisensoriale: prima vede, poi annusa e infine accelera il passo.
A giudicare dalla quantità di materiale presente viene anche spontaneo chiedersi se possa trattarsi davvero dei rifiuti conferiti nell’arco di una sola giornata.
Possibile.
Magari tutti i residenti della zona hanno ricevuto contemporaneamente un misterioso segnale e sono scesi insieme a buttare la spazzatura.
Una specie di flash mob del sacchetto.
Nel frattempo ci è arrivata anche la segnalazione di un residente della zona, che aggiunge un particolare interessante.
Secondo quanto riferisce, il problema riguarderebbe in particolare il cassonetto destinato al rifiuto indifferenziato, quello dotato del sistema a cassetto, che sarebbe spesso bloccato.
Sempre secondo questa testimonianza, quando quel contenitore non è utilizzabile qualcuno finirebbe per cercare posto negli altri cassonetti, compresi quelli destinati alla carta o al multimateriale, oppure per lasciare i sacchi all’esterno.
Non siamo al momento in grado di verificare direttamente il malfunzionamento segnalato, ma la questione meriterebbe certamente un controllo.
Perché se il cassonetto destinato all’indifferenziato c’è, ma il cassetto non si apre, siamo davanti a una delle più raffinate conquiste tecnologiche della gestione dei rifiuti:
il bidone esiste, il sacchetto pure, manca soltanto la possibilità di farli incontrare.
A quel punto il cittadino arriva con la spazzatura e parte il quiz della serata.
Carta?
Multimateriale?
Accanto al cassonetto?
Oppure se la riporta a casa e la mette sul comodino in attesa di tempi migliori?
La raccolta differenziata rischia così di diventare la raccolta “dove capita”.
Naturalmente questo non assolve chi conferisce i rifiuti in maniera scorretta. Se qualcuno butta deliberatamente la spazzatura nel contenitore sbagliato o lascia sacchi dove non dovrebbe, la responsabilità individuale resta.
Ma prima di concludere che si tratti esclusivamente dell’ennesima epidemia di inciviltà cittadina, sarebbe utile controllare anche che gli strumenti messi a disposizione funzionino.
A cominciare da una prestazione tecnica piuttosto ambiziosa per un cassonetto:
aprirsi.
Poi c’è il problema della quantità.
Perché, anche ammettendo comportamenti poco virtuosi, davanti a una situazione come quella fotografata viene spontaneo domandarsi se numero dei contenitori, capacità e frequenza degli svuotamenti siano adeguati a una zona del pieno centro.
Il sacchetto, quando il cassonetto è pieno, non evapora.
E non prende autonomamente l’autobus per l’impianto di trattamento.
Le fotografie documentano la situazione presente in via Crispi intorno alle 21 di venerdì 11 settembre.
E in queste serate ancora calde il problema non è soltanto estetico.
I rifiuti lasciati all’esterno e i contenitori pieni producono infatti un odore decisamente percepibile da chi passa accanto.
La fotografia, almeno per ora, ha un limite tecnologico importante: non trasmette la puzza.
Per quella bisogna ancora recarsi sul posto.
E parliamo di via Crispi, nel pieno centro di Arezzo, a due passi da strade frequentate da residenti, visitatori e persone che escono semplicemente per fare una passeggiata.
Visto che giustamente si parla molto di decoro, attrattività e valorizzazione del centro cittadino, forse sarebbe opportuno ricordare che anche l’olfatto fa parte dell’esperienza urbana.
Lo slogan turistico potrebbe essere già pronto:
“Arezzo, città d’arte. Respira la storia. Ma non troppo vicino ai cassonetti.”
Alle 21 di venerdì sera la situazione era questa.
E stavolta, purtroppo, oltre a vedersi si sentiva benissimo.
Questo articolo usa l’ironia per commentare una situazione reale documentata fotograficamente. La segnalazione relativa al cassonetto dell’indifferenziato e al suo presunto frequente blocco è riportata come testimonianza di un residente.


