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Il cibo del supermercato e la tristezza alimentare

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Il cibo del supermercato e la tristezza alimentare

L’attuale alimentazione basata prevalentemente su alimenti contenenti additivi chimici, alimenti ottenuti con farina (pane, pasta, pizza, prodotti da forno, biscotti, dolci…) ricchi in glutine, cibi di origine animale (carne rossa, latticini, formaggi, salumi…) con alte dosi di acidi grassi saturi e carente invece in fibra alimentare idrosolubile (verdura, creali integrali, legumi, semi oleosi…), è una alimentazione che crea tristezza, neuro infiammazione cerebrale, decadimento cognitivo cerebrale.

È anche una alimentazione obesiogena perché può generare uno stato di insulino-resistenza sistemica che favorisce l’obesità a ogni età e che può agire nel metabolismo del glucosio nei neuroni cerebrali, condizione fisio-patologica responsabile di disturbi psichici e demenze.

Questa “tristezza alimentare” nasce dall’infiammazione intestinale causata da un microbiota aggressivo e una ridotta produzione di serotonina.
Un condizione che altera la funzionalità del sistema nervoso autonomo e fa vacillare il dialogo tra intestino e il cervello, mediato dal nervo vago.

Il 90 % della serotonina presente nel nostro organismo è prodotta dalle cellule enterocromaffini intestinali e solo il 10% viene prodotta nel cervello: la salute psichica, quindi, nasce prevalentemente dall’intestino.

La serotonina è il neurotrasmettitore del benessere e della gioia.
Con carenza di serotonina si ha tristezza, melanconia, mancanza di vitalità.
MANGIARE E’ PENSARE
Mangiare senza pensare agli effetti che la qualità del cibo ingerito ha sul sistema nervoso autonomo e sulla mucosa intestinale può esporre a disturbi e patologie intestinali, sistemiche e psichiche coinvolgenti l’intero organismo.
Redazione
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