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Il granduca della Chiana con il braccio amputato

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Il granduca della Chiana con il braccio amputato

Non fatevi ingannare dall’apparenza: quando lo scultore Stefano Ricci nel 1822 fece la statua del granduca Ferdinando III, mica voleva farla con un braccio amputato come fosse la Minerva d’Arezzo o la Nike di Samotracia che non ha né braccia né testa.
La statua del granduca di Toscana, l’unico benvoluto dagli aretini perché a Vittorio Fossombroni ordinò di costruire il canale della Chiana, le braccia le aveva tutte due integre e con quello rotto teneva in pugno anche lo scettro gigliato.

Ai turisti e anche agli aretini, nonostante il giglio fiorentino, la statua del granduca è sempre piaciuta.
E se nel 1932 la spostarono da Piazza Grande, dove era da 110 anni, sulla cima di Piaggia del Murello, fu solo perché da quell’anno si correva il Saracino con la lizza verso le Logge e la statua era proprio nel mezzo.
Ma se nessuno, Napoleone a parte, ce l’ha mai avuta con Ferdinando III, perché gli hanno amputato un braccio?

Questo, da quando è successo ormai una decina d’anni, è ancora un mistero.
O è stato uno dei tanti eroi della notte o ci ha sbattuto un camion in discesa.
Ma se questo è un mistero, figuriamoci quello del motivo per il quale né il Comune né la Soprintendenza , che ha sempre avuto la sede di fronte, si sono mai preoccupati di ridare il braccio e lo scettro a Ferdinando.
Forse pensano che i turisti, invece di restare allibiti nel vedere come si trattano ad Arezzo le opere d’arte, credano di trovarsi di fronte a una statua etrusco romana ritrovata come reperto quasi intatto, braccio a parte, come la Minerva o la Chimera.
Ma allora, rompere per rompere, meglio cancellare l’incisione sul marmo che in latino ricorda il granduca e l’anno in cui gli fu dedicata la statua.

Ai turisti facciamogli credere che sia Augusto, l’imperatore romano amico di Mecenate, appena tornato dall’Africa con un leone ai piedi.
Un po’ di promozione mica fa male alla città.

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