AREZZO – L’autopsia ha chiarito il punto principale sulla morte di Mirko Frescucci, il quarantenne di Cortona trovato senza vita nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 settembre nel parcheggio alle spalle dell’ospedale San Donato di Arezzo: non si sarebbe trattato di un’aggressione.
Secondo quanto riferiscono oggi La Nazione e il Corriere di Arezzo, l’esame medico-legale eseguito a Siena ha attribuito il decesso a una grave emorragia provocata da ferite autoinflitte. Le risultanze dell’autopsia fanno quindi cadere la pista dell’omicidio e ricondurrebbero la morte a un gesto volontario.
Si chiarisce così la dinamica finale della tragedia, ma resta aperto un altro capitolo: quello delle ore precedenti al ritrovamento e della gestione dell’allontanamento di Frescucci dal pronto soccorso.
Il quarantenne era stato trasferito in ambulanza da Cortona al San Donato nel tardo pomeriggio dell’11 settembre, dopo una richiesta di intervento della famiglia. Secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, si trovava in un forte stato di agitazione e aveva bisogno di assistenza sanitaria.
Dopo la presa in carico al pronto soccorso, Frescucci si sarebbe allontanato dalla struttura. I familiari, arrivati poco dopo in ospedale, avrebbero atteso per ore prima di essere informati che l’uomo non si trovava più all’interno del presidio. Le ricerche si sono concluse tragicamente intorno alle 3 del mattino, quando il corpo è stato individuato nel parcheggio esterno.
È proprio su questa sequenza temporale che la famiglia, assistita dall’avvocato Valentina Guerri e affiancata dal medico legale di parte Federico Manetti, chiede ora piena chiarezza: dalla presa in carico sanitaria alle modalità dell’allontanamento, fino ai tempi con cui vennero attivate le comunicazioni e le ricerche.
L’Azienda Usl Toscana Sud Est ha avviato una verifica interna per ricostruire i passaggi dell’accaduto. Al momento, secondo quanto riportato dalla stampa locale, non risultano iscrizioni nel registro degli indagati né contestazioni formulate nei confronti di singoli operatori.
La conferma della natura volontaria della morte chiude quindi uno dei principali interrogativi investigativi, ma non esaurisce la vicenda. Resta da accertare con precisione cosa sia accaduto nelle ore trascorse tra l’arrivo al pronto soccorso, l’allontanamento dalla struttura e il ritrovamento del corpo.
Nei giorni scorsi L’Ortica aveva riferito dell’acquisizione delle telecamere e delle testimonianze raccolte nella zona. Alla luce dell’autopsia, quelle verifiche assumono ora soprattutto il valore di ricostruire gli ultimi spostamenti dell’uomo e la cronologia degli eventi.


