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Calice amaranto: a Empoli all’arma bianca, ma senza bandiera bianca

Dopo le cinque sberle di Verona l’Arezzo riparte dal Castellani con tre assenze pesanti, qualche cambio obbligato e quasi mille amaranto nel settore ospiti. Bucchi promette l’Arezzo di sempre. E stavolta sarebbe già parecchio.

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Calice amaranto: a Empoli all’arma bianca, ma senza bandiera bianca

Dopo le cinque sberle di Verona l’Arezzo riparte dal Castellani con tre assenze pesanti, qualche cambio obbligato e quasi mille amaranto nel settore ospiti. Bucchi promette l’Arezzo di sempre. E stavolta sarebbe già parecchio.

🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.

Il 5-0 di Verona è dietro le spalle. Almeno così dice Bucchi. E conviene credergli, perché portarselo anche a Empoli sarebbe come partire per il mare con la stufa a legna nel bagagliaio.

Venerdì alle 19 l’Arezzo torna in campo al Castellani contro un Empoli che sta bene, corre, pressa e arriva dal successo esterno di Carrara. Noi, invece, ci presentiamo menomati ma non rinunciatari, con qualche cerotto, una squalifica e soprattutto l’obbligo di dimostrare che al Bentegodi è stata una giornata storta e non l’inizio di qualche malanno di stagione.

Si va quindi all’arma bianca, ma senza bandiera bianca.

Bucchi è stato chiaro: a Verona, soprattutto nei primi 45 minuti, ha visto probabilmente il peggior Arezzo della sua gestione. Non tanto per aver perso contro una squadra più forte, cosa che nel calcio capita perfino senza bisogno di istituire una commissione d’inchiesta, quanto perché a un certo punto l’Arezzo è proprio uscito mentalmente dalla partita.

E questo non deve più succedere.

A Empoli mancheranno Illanes, squalificato, Iaccarino e Tavernelli, questi ultimi fermati dai problemi fisici. Significa mettere mano a tutti e tre i reparti e vedere se la famosa rosa costruita per la Serie B è davvero una rosa oppure un mazzo di fiori buono soltanto per le fotografie di presentazione.

Dietro toccherà a Coppolaro, che dovrebbe affiancare Gilli. Scelta logica: conosce già i meccanismi e in questo momento è meglio affidarsi a chi sa dove andare senza dover chiedere indicazioni al navigatore.

A centrocampo si apre invece il ballottaggio. Viviani mi sembra la soluzione più naturale per dare ordine, con Mawuli o Chierico pronti a entrare in corso d’opera. Bucchi ha ricordato che Chierico, Leone e Viviani stanno bene e che vorrebbe trovare spazio per tutti.

Bene. Purché il centrocampo trovi prima lo spazio per il pallone.

Davanti potrebbe arrivare finalmente il momento di Marco Olivieri, magari largo nel tridente. E nel secondo tempo potremmo rivedere Pattarello, ormai recuperato fisicamente ma ancora alla ricerca del minutaggio necessario dopo un’estate parecchio travagliata.

Al centro, personalmente, continuo a mettere una fiche su Pietro Cianci.

Mancuso è un giocatore che in questa categoria non deve presentare il curriculum a nessuno, ma è arrivato senza una vera estate di partite nelle gambe e Bucchi stesso ha ammesso che gli servirà ancora un po’ di tempo per raggiungere la condizione migliore.

Quindi, oggi, per me il centravanti è Cianci.

Poi il calcio è quella disciplina meravigliosa in cui scrivi una cosa il giovedì e il venerdì sera Mancuso entra, fa doppietta e ti costringe a cancellare tutto facendo finta che il pezzo l’abbia scritto un altro.

L’Empoli, comunque, non ci aspetterà con i cantuccini.

Ha già dimostrato di essere una squadra intensa e organizzata, ha battuto Cremonese e Carrarese e ha perso combattendo a Mantova. Bucchi conosce bene quell’ambiente per averlo allenato e conosce anche il valore di una società che, quando si parla di calcio e giovani, raramente mette insieme le cose a caso.

Servirà quindi un Arezzo aggressivo, concentrato e soprattutto capace di reagire agli errori senza sciogliersi.

Perché un passaggio sbagliato si recupera. Un gol preso si può rimontare. Se invece dopo il primo schiaffo cominci a guardare il prato chiedendoti quale sia il senso dell’esistenza, in Serie B ti passano sopra.

E poi ci saremo noi.

Mentre scrivo sono 985 i biglietti venduti per il settore ospiti. Praticamente mille aretini pronti a mettersi in viaggio di venerdì, alle porte dell’ora di cena, per andare dietro a undici maglie amaranto.

Dopo Verona, peraltro.

Ed è forse questo il dato più importante della vigilia.

Al Bentegodi, dopo averne presi cinque, i tifosi hanno chiamato comunque la squadra sotto il settore ospiti e l’hanno applaudita. Bucchi ha detto che una cosa del genere nel calcio si vede raramente.

Ha ragione.

Ma certi applausi non sono cambiali in bianco.

Sono credito.

E il credito, prima o poi, va restituito.

A Empoli non chiediamo il calcio champagne, anche perché dopo Verona sarebbe già tanto ritrovare l’acqua minerale. Non chiediamo proclami, vendette o imprese da tramandare ai nipoti.

Chiediamo semplicemente di vedere di nuovo l’Arezzo.

Quello che corre. Quello che morde. Quello che può anche perdere ma almeno rompe le scatole fino al novantesimo.

Arbitra Michael Fabbri di Ravenna, assistito da Dei Giudici e Gentile. Quarto uomo Perri, al VAR Mazzoleni con Paterna AVAR.

Noi portiamo quasi mille persone.

Bucchi porti undici uomini convinti.

E poi vediamo chi ha più voglia.

Forza Arezzo. Sempre.  

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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