🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Guccione saluta Arezzo, Illanes e Martinez si presentano e Bucchi attende ancora il nuovo regista del centrocampo.
Il calice amaranto perde il suo fulcro. Filippo Guccione lascia Arezzo e si trasferisce al Pescara, formazione che proverà nuovamente a conquistare la Serie B.
Una partenza pesante, non soltanto per il valore tecnico del giocatore, ma per tutto ciò che Guccione ha rappresentato nel gioco amaranto. Arrivato dal Mantova a trent’anni come esterno, è stato progressivamente trasformato in regista basso, diventando il punto di partenza della manovra costruita da Cristian Bucchi.
Con le sue aperture precise, la capacità di leggere il campo e la tranquillità nella gestione del pallone, Guccione ha disegnato molte delle azioni che hanno accompagnato la crescita dell’Arezzo. Il modulo prendeva forma dai suoi piedi, mentre gli esterni potevano sfruttare spazi e profondità grazie alla puntualità dei suoi lanci.
Già nell’amichevole contro il Napoli a Dimaro aveva dimostrato di poter reggere l’urto di un centrocampo di livello superiore. Non era il giocatore delle corse spettacolari o degli strappi da copertina, ma quello che faceva funzionare gli altri. Figura meno appariscente, dunque indispensabile. Una caratteristica che nel calcio moderno viene spesso riconosciuta soltanto quando il giocatore se ne va. L’umanità ha un talento particolare per apprezzare le cose dopo averle perse.
Guccione era anche carisma, riferimento e personalità. Gli avversari lo sapevano bene: spesso il primo intervento duro della partita era riservato proprio a lui. Togliere tempo e spazio a Guccione significava provare a inceppare l’intero meccanismo amaranto.
Ora quel meccanismo deve essere ricostruito.
Un possibile sostituto è Nicolas Schiavi della Carrarese, centrocampista esperto e già compagno di squadra di Julian Illanes. Un profilo che potrebbe garantire qualità nella costruzione, conoscenza della categoria e quella familiarità tattica utile quando il tempo per amalgamare il gruppo comincia a stringere.
Nel frattempo, l’Arezzo ha presentato proprio Illanes e Martinez
Il primo ha dato subito l’impressione di essere un difensore solido, esperto e sicuro nella lettura delle situazioni. Uno abituato a giocare in sistemi difensivi differenti, capace di muoversi tanto in una linea più stretta quanto in una retroguardia con maggiori coperture laterali.
Illanes sembra possedere quella calma che nei difensori può derivare soltanto dall’esperienza. Non ha bisogno di correre ovunque per apparire presente: legge l’azione, occupa la posizione e prova ad anticipare il problema prima che diventi una sirena d’allarme davanti al portiere.
Martinez, invece, porta fisicità, gioventù e margini di crescita. Nei primi allenamenti si è misurato anche con la rapidità di Varela, mostrando caratteristiche interessanti in marcatura. Il direttore sportivo ha puntato su un ragazzo che appare desideroso di affermarsi e che potrebbe trovare nell’Arezzo l’ambiente giusto per compiere il salto definitivo.
Le prime impressioni sono positive. Ma il ritiro bergamasco è ormai vicino e la rosa resta un cantiere aperto.
Bucchi potrà lavorare su condizione atletica, movimenti e principi di gioco, ma alcune caselle devono ancora essere completate. I nomi di Iaccarino, Leone e Schiavi continuano a circolare, mentre il tempo scorre e gli schemi, senza gli interpreti adatti, restano magnifici disegni tracciati sulla lavagna.
La base dell’Arezzo è buona. La difesa sta prendendo forma, gli esterni garantiscono qualità e dinamismo, ma il vuoto lasciato da Guccione non è semplice da colmare.
Servirà un giocatore capace di ricevere il pallone sotto pressione, dare ordine alla squadra e permettere agli altri di esprimersi. Un elemento che non si limiti a stare dentro il calice, ma sappia reggerne il peso.
Perché Guccione non era soltanto un centrocampista.
Era il gambo.
E senza gambo, si può anche provare a brindare. Ma il rischio di rovesciare tutto sulla tovaglia è piuttosto concreto.


