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Arezzo, il lavoro nero vien fuori come l’unto: 4mila multe, un milione d’euro e imprenditori col sudore freddo

Tra finti furbi, contratti fantasma e sicurezza lasciata a casa, l’Ispettorato passa all’incasso e agli sfruttatori gli viene il mal di pancia

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Arezzo, il lavoro nero vien fuori come l’unto: 4mila multe, un milione d’euro e imprenditori col sudore freddo

Tra finti furbi, contratti fantasma e sicurezza lasciata a casa, l’Ispettorato passa all’incasso e agli sfruttatori gli viene il mal di pancia

Arezzo, anno del Signore 2025. Mentre qualcuno piange miseria e si batte il petto dicendo “un se campa più”, all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Arezzo hanno fatto du’ conti e il risultato è questo: 4.000 sanzioni, oltre un milione di euro di multe e più di 700 lavoratori salvati dal girone dell’inferno. Altro che crisi: qui si lavorava a nero pece.

Un terzo dei lavoratori trovati era senza contratto, la metà senza le minime tutele su salute e sicurezza. Gente mandata a lavorare come se fosse nel Medioevo: niente formazione, niente visite mediche, macchinari truccati e pure le telecamere messe a spiare come al Grande Fratello, ma senza permesso.

Risultato? Oltre 100 aziende sospese, serrande abbassate e titolari col muso lungo. E un bel po’ di “imprenditori furbi” che, alla vista degli ispettori, avranno pensato: “Oh Madonna, ora son dolori”.

Nel settore orafo e nella pulimentatura dei metalli è partita pure la task force: Ispettorato, INPS, INAIL, Carabinieri e mediatori culturali. Un caravanserraglio. Controllate 24 aziende, spulciate più di 200 posizioni lavorative e pescati 22 lavoratori in nero. Altro che oro: qui si lucidava lo sfruttamento. Multe per oltre 100mila euro complessivi e dieci attività chiuse per manifesta indecenza lavorativa.

Poi c’è il capitolo turismo, che pareva una gita e invece era una rapina. Tour cicloturistici venduti su internet da un’azienda “occulta” (che già il nome dice tutto): oltre 200 rapporti di lavoro irregolari, 70mila euro di sanzioni e 3 milioni di contributi evasi recuperati. Più che cicloturismo, pedalate sui diritti dei lavoratori.

E non potevano mancare gli eventi sportivi. Qui il record è da medaglia d’oro: 38 lavoratori in nero su 44. Senza formazione, senza controlli sanitari, buttati lì come birilli. L’Ispettorato ha fatto due conti e ha tirato giù il bandone: attività sospesa, multe a pioggia e altri 80mila euro che volano via.

Insomma, un anno di controlli che ha fatto venire fuori un bel quadretto: chi risparmiava sui contratti, chi sulla sicurezza, chi su tutto. E mentre qualcuno frigna per le multe, all’Ispettorato ricordano una cosa semplice semplice: lavorare è una cosa seria, sfruttare no.

Morale della favola?
Nel 2025 ad Arezzo s’è capito che il lavoro nero, prima o poi, viene a galla. E quando viene fuori, costa caro, carissimo. Altro che furbizia: qui la furbata è rispettare le regole.

1 COMMENTO

  1. 4000 sanzioni e più di 1 mln di € di multa fanno una media di poco più di 250€ di multa ad accertamento. Con l’autovelox per le strade si rischia di più. Il mio è un paradosso, ci saranno anche sanzioni severe, ma a livello nazionale gi Ispettorati del Lavoro sono praticamente in coma…poche migliaia di ispettori e personale sempre in calo perché anche chi vince i concorsi spesso rifiura l’assunzione, dal momento che a trasferirsi in un’altra città lo stipendio non copre le spese; oppure perché altri settori della P.A. sono meno problematici e si punta a quelli. Conosco casi di gruppi di lavoratori asiatici portati qua e che lavorano a cifre orarie miserabili. Tra campagne e città è un sottobosco fiorentissimo, si può dire che lo sfruttamento della manodopera straniera regge un bella fetta della nostra economia. Ma il governo campa sulla paura dell’invasione straniera e sui problemi che una minoranza di stranieri provoca per le strade ( problemi anche reali, ma quello dell’integrazione della maggioranza che viene qui e vuole solo lavorare sui media e in politica non esiste, perché la situazione fa comodo così).

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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