Era finito ai domiciliari per aver picchiato l’anziana madre ricoverata in ospedale. Poi aveva ottenuto il permesso di andarla a trovare nella residenza sanitaria dove era stata trasferita. Una seconda possibilità concessa dalla giustizia, perché evidentemente l’ottimismo è una risorsa rinnovabile.
Durante una delle visite autorizzate, però, il trentottenne avrebbe aggredito anche un’infermiera, colpendola più volte. A bloccarlo sono stati i colleghi della donna, che hanno dato l’allarme e l’hanno sottratta alla furia dell’uomo.
Questa volta per lui non si sono riaperte le porte di casa, ma quelle del carcere.
La vicenda era cominciata il 19 agosto dello scorso anno, quando l’uomo era stato sorpreso nella camera dell’ospedale della Fratta mentre aggrediva la madre, anziana, malata e costretta a letto.
Le violenze erano state documentate dalle telecamere installate dagli investigatori della Squadra Mobile, dopo che i frequenti ricoveri della donna avevano insospettito i sanitari.
Le immagini avrebbero mostrato il figlio mentre picchiava, strattonava e terrorizzava la madre, appoggiandosi persino alle barriere laterali del letto. Il tutto ai danni di una persona inerme, che avrebbe dovuto essere protetta proprio dall’uomo che ne era anche amministratore di sostegno.
Un incarico interpretato, a quanto pare, con una certa libertà creativa.
Il trentottenne era stato arrestato con le accuse di lesioni aggravate, maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente era stato condannato e sottoposto agli arresti domiciliari.
Dopo il trasferimento dell’anziana in una Rsa, lontano dal figlio, l’uomo aveva ottenuto dal magistrato di sorveglianza di Firenze il permesso di farle visita esclusivamente in giorni e orari prestabiliti.
L’autorizzazione avrebbe dovuto consentire un incontro controllato con la madre. Si è trasformata invece nell’occasione per un’altra aggressione, questa volta contro un’infermiera della struttura.
I colleghi sono intervenuti rapidamente, evitando conseguenze ancora più gravi. Le forze dell’ordine hanno quindi arrestato nuovamente l’uomo, disponendone il trasferimento in carcere.
La storia riporta al centro il dramma degli anziani maltrattati dentro le mura domestiche, spesso isolati, fragili e dipendenti dalle stesse persone che dovrebbero assisterli.
In questo caso sono servite telecamere, medici, investigatori, colleghi dell’infermiera e due arresti per ottenere quello che avrebbe dovuto essere scontato fin dall’inizio: tenere una donna indifesa lontana da chi continuava a farle del male.
Una precauzione elementare che, come spesso accade, è arrivata solo dopo aver esaurito tutte le alternative peggiori.


