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Settembre, le zanzare non hanno ricevuto il calendario: caldo e umidità, il buffet resta aperto

L’Asl Toscana Sud Est invita cittadini e istituzioni a non abbassare la guardia contro le arbovirosi. Noi svuotiamo pure i sottovasi, ma resta una domanda: sul territorio pubblico prevenzione e trattamenti quanto sono capillari ed efficaci?

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Settembre, le zanzare non hanno ricevuto il calendario: caldo e umidità, il buffet resta aperto

L’Asl Toscana Sud Est invita cittadini e istituzioni a non abbassare la guardia contro le arbovirosi. Noi svuotiamo pure i sottovasi, ma resta una domanda: sul territorio pubblico prevenzione e trattamenti quanto sono capillari ed efficaci?

Il calendario dice settembre, ma le zanzare evidentemente non lo consultano.

Caldo e umidità continuano infatti a favorirne presenza e proliferazione e l’Asl Toscana Sud Est invita cittadini e istituzioni a non abbassare la guardia contro le arbovirosi, le malattie causate da virus trasmessi principalmente attraverso le punture di zanzare, zecche e altri piccoli insetti.

Tradotto: l’estate magari sta pensando di andarsene, ma il buffet per le zanzare è ancora aperto.

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali e informazioni sanitarie diffuse dall’Asl Toscana Sud Est.

Tra le arbovirosi presenti o sorvegliate in Italia ci sono West Nile, Dengue, Chikungunya, Zika, Usutu, encefalite da zecca (TBE) e infezioni da virus Toscana.

Non tutte le zanzare, poi, lavorano nello stesso turno.

La zanzara comune, la Culex pipiens, è il principale vettore del virus West Nile ed è soprattutto attiva nelle ore serali e notturne.

La zanzara tigre, Aedes albopictus, preferisce invece il turno di giorno e può trasmettere virus come Dengue, Chikungunya e Zika.

Una specie di servizio continuato, perché evidentemente su questo fronte l’organizzazione funziona benissimo.

Nicola Vigiani, responsabile dell’Area dipartimentale Igiene pubblica e Nutrizione dell’Asl Toscana Sud Est, ricorda che alcuni di questi virus sono ormai stabilmente presenti anche in Italia.

È il caso, tra gli altri, di West Nile, Usutu, virus Toscana e del virus responsabile della TBE.

Dengue, Chikungunya e Zika vengono invece introdotti soprattutto da persone che hanno contratto l’infezione durante viaggi in Paesi tropicali e subtropicali.

Il rischio è che un caso importato possa poi dare origine a una trasmissione locale, perché la zanzara tigre è ormai stabilmente presente anche nei nostri centri abitati.

Ed ecco perché la prevenzione serve anche quando non ci sono casi segnalati.

Non occorre aspettare che arrivi la Dengue nel quartiere per scoprire che quel secchio con tre dita d’acqua dimenticato dietro casa non era un innocuo complemento d’arredo, ma un residence con piscina per larve.

Il West Nile è oggi una delle arbovirosi più diffuse in Italia e in Europa.

Il virus circola soprattutto tra zanzare e alcune specie di uccelli selvatici. Uomo e cavallo possono infettarsi attraverso la puntura di una zanzara infetta, ma non rappresentano normalmente una fonte di ulteriore diffusione attraverso i normali contatti tra persone.

Nella maggior parte dei casi l’infezione non provoca sintomi.

Quando compaiono, sono generalmente lievi e possono comprendere soprattutto febbre.

In una piccola parte dei casi, però, soprattutto nelle persone anziane, immunodepresse o affette da gravi patologie croniche, l’infezione può interessare il sistema nervoso e provocare forme più serie, tra cui meningite ed encefalite.

E qui, evidentemente, finisce la parte sulla quale scherzare.

La zanzara tigre ha però una caratteristica che ci riguarda molto da vicino: una buona parte dei suoi focolai può svilupparsi negli spazi privati.

Giardini, terrazzi, cortili e orti possono diventare luoghi ideali per la riproduzione.

Non servono piscine olimpioniche: bastano sottovasi, secchi, annaffiatoi, bacinelle e piccoli ristagni d’acqua.

L’Asl raccomanda quindi di eliminare l’acqua stagnante e, quando possibile, conservare capovolti i recipienti inutilizzati.

I contenitori destinati alla raccolta dell’acqua per l’irrigazione dovrebbero essere coperti con coperchi o zanzariere.

Nei ristagni che non possono essere eliminati, come tombini, pozzetti e griglie di scarico, è possibile utilizzare prodotti larvicidi o apposite reti.

Importante anche mantenere ordinati giardini e terrazzi, evitando condizioni che favoriscano la presenza degli insetti.

Tutto giusto.

Ma a questo punto una puntura viene anche a noi.

Perché la prevenzione è una responsabilità condivisa, e “condivisa” dovrebbe voler dire che ciascuno fa la propria parte.

Il cittadino svuota il sottovaso, copre il bidone, compra il larvicida, monta la zanzariera, mette il repellente e magari la sera indossa pure pantaloni lunghi con trenta gradi.

E sul territorio pubblico?

Il Comune di Arezzo, rispondendo nel luglio scorso a una segnalazione sulla presenza di zanzare, ha precisato che vengono effettuati regolarmente da aprile a ottobre trattamenti larvicidi nei tombini e nelle caditoie stradali.

I trattamenti adulticidi a calendario, invece, non possono essere programmati liberamente: il Piano di prevenzione della Regione Toscana li vieta e li riserva principalmente alle situazioni contingibili e urgenti di emergenza sanitaria e, in casi straordinari, a condizioni di elevata densità del vettore accertate attraverso specifiche verifiche.

Quindi non avrebbe senso chiedere semplicemente di passare con l’insetticida ogni martedì sera come fosse la raccolta dell’organico.

Gli adulticidi non sono acqua di colonia e hanno conseguenze anche sull’ambiente e sugli altri insetti.

Ma proprio perché la strategia ordinaria si basa soprattutto sulla prevenzione larvicida, una domanda diventa ancora più legittima: quanto sono frequenti, capillari e verificati questi interventi?

Quali zone vengono trattate?

Quanti cicli vengono effettuati nel corso della stagione?

E soprattutto: viene controllato se il trattamento ha realmente ridotto la presenza delle larve?

Domande, non accuse.

Perché mentre al cittadino viene giustamente spiegato persino come deve sistemare l’annaffiatoio, sarebbe utile conoscere con la stessa precisione anche quello che viene fatto nelle migliaia di tombini, caditoie e aree pubbliche della città.

Che gli interventi straordinari vengano attivati quando esiste un’emergenza sanitaria è documentato.

Ad aprile 2026, per esempio, a seguito di un caso di Dengue il Comune di Arezzo ha disposto una disinfestazione straordinaria nella zona dell’ospedale San Donato e nell’area di via Cimabue, con interventi larvicidi e adulticidi, eliminazione dei focolai e controlli anche nelle proprietà private comprese nell’area interessata.

Dunque il meccanismo di emergenza esiste.

Il punto interessante, per i mesi in cui le zanzare non aspettano né ordinanze né comunicati stampa, è capire quanto funzioni bene la prevenzione ordinaria.

Intanto continua anche la sorveglianza sanitaria.

Da aprile a novembre vengono effettuati controlli periodici nelle aree considerate a rischio attraverso apposite trappole per zanzare.

Gli insetti catturati vengono analizzati per verificare l’eventuale presenza di virus prima ancora che possano emergere casi nell’uomo.

La sorveglianza coinvolge inoltre uccelli selvatici, cavalli e popolazione e permette, quando necessario, di adottare specifiche misure di prevenzione, compresi controlli sulle donazioni di sangue, organi e tessuti.

In presenza di un caso sospetto o confermato di arbovirosi, il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Toscana Sud Est attiva le procedure previste coinvolgendo i professionisti interessati, i Comuni e, quando necessario, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale.

Sul fronte personale, l’Asl raccomanda di utilizzare repellenti cutanei seguendo le indicazioni riportate sulle confezioni, indossare nelle zone più esposte abiti chiari che coprano braccia e gambe e utilizzare zanzariere a porte e finestre.

Attenzione anche alle zecche, soprattutto durante passeggiate ed escursioni in aree boschive e rurali.

Sono consigliati scarpe chiuse, abiti che coprano braccia e gambe, pantaloni infilati nei calzettoni ed evitare, quando possibile, erba alta e vegetazione fitta.

Al ritorno è utile controllare attentamente la pelle, in particolare testa, collo, ascelle e inguine.

Anche gli animali domestici devono essere protetti con regolari trattamenti antiparassitari.

La conclusione dell’Asl è che contro le arbovirosi serve una responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini.

Ed è difficile darle torto.

Noi il sottovaso lo svuotiamo.
Il secchio lo capovolgiamo.
Il repellente ce lo spruzziamo.
La zanzariera la chiudiamo.

Ma visto che la responsabilità è condivisa, ogni tanto sarebbe bello conoscere con altrettanta precisione quanti tombini vengono trattati, quante volte e con quali risultati.

Perché la zanzara tigre sarà pure piccola.

Ma quando arriva il momento di dividere le responsabilità, improvvisamente occupa parecchio spazio.

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