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Trenta chili d’oro in viaggio verso Arezzo: la banda trova undici celle lungo la strada

Undici arresti in Sardegna: il commando preparava l’assalto a un portavalori carico di lingotti destinati a un caveau aretino. Previsti armi, esplosivi e mezzi pesanti, perché evidentemente la rapina discreta era fuori moda

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Trenta chili d’oro in viaggio verso Arezzo: la banda trova undici celle lungo la strada

Undici arresti in Sardegna: il commando preparava l’assalto a un portavalori carico di lingotti destinati a un caveau aretino. Previsti armi, esplosivi e mezzi pesanti, perché evidentemente la rapina discreta era fuori moda

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali

Avevano pensato a tutto: il basista dentro lo stabilimento, i sopralluoghi, i mezzi rubati, il gruppo di fuoco e perfino l’eventuale assalto diretto al caveau.

Mancava soltanto un dettaglio: evitare che la polizia conoscesse il piano praticamente meglio di loro.

All’alba di sabato 25 luglio, circa 130 agenti della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di undici persone, ritenute coinvolte nella preparazione di un assalto a un furgone portavalori lungo la statale 131, in Sardegna.

Sul mezzo avrebbero dovuto viaggiare almeno trenta chilogrammi di lingotti d’oro e d’argento, prelevati da uno stabilimento di San Gavino Monreale e diretti verso il caveau di un istituto di vigilanza in provincia di Arezzo.

Insomma, l’oro sarebbe dovuto arrivare in Toscana. Gli aspiranti rapinatori, invece, hanno trovato una sistemazione più spartana e con meno servizio in camera.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo aveva predisposto una struttura organizzata con ruoli precisi e una preparazione logistica particolarmente accurata. Le indagini si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, pedinamenti, appostamenti e analisi di chat riservate.

Il piano iniziale prevedeva di bloccare il blindato poco dopo la partenza dallo stabilimento. Successivamente, però, qualcuno deve aver pensato che accontentarsi del furgone fosse roba da principianti e la banda avrebbe cominciato a valutare l’assalto diretto al caveau di San Gavino, dove era custodita una quantità di preziosi molto superiore.

Per l’operazione sarebbero stati previsti armi, esplosivi e mezzi pesanti. Una specie di film d’azione, soltanto senza stuntman, assicurazione e lieto fine.

Determinante sarebbe stato il ruolo di un operaio specializzato impiegato nello stabilimento. L’uomo avrebbe fotografato i mezzi utilizzati per il trasporto, gli accessi, i percorsi interni e i sistemi di sicurezza, fornendo così informazioni fondamentali per costruire la mappa dell’assalto.

La rete del gruppo si estendeva in diverse zone della Sardegna. Le riunioni si sarebbero svolte tra San Gavino Monreale, la Barbagia e l’Ogliastra, con contatti a Fonni, Desulo, Villanovatulo e Arzana per reclutare il cosiddetto “gruppo di fuoco”.

Negli ultimi giorni, secondo la ricostruzione della Procura, il progetto avrebbe subito un’accelerazione. Alcuni veicoli rubati erano stati nascosti prima nella zona industriale di Isili e poi trasferiti a Busachi, da dove il commando sarebbe dovuto partire per intercettare il portavalori sulla 131, in direzione nord.

A quel punto gli investigatori hanno deciso di chiudere il sipario prima che iniziasse lo spettacolo.

Gli undici indagati sono stati trasferiti in diversi istituti penitenziari dell’isola e restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le perquisizioni proseguono per individuare eventuali armi, esplosivi e altri elementi utili alle indagini.

Le responsabilità personali dovranno naturalmente essere accertate nelle sedi giudiziarie. Per ora resta una certezza: il carico d’oro non è stato toccato e ad Arezzo possiamo continuare ad aspettarlo senza vedere arrivare sulla 131 una versione sarda di “Fast & Furious”.

Con meno automobili sportive, più ruspe e lo stesso discutibile rapporto con il Codice penale.

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