Dallo stadio Tenti alle aule scolastiche, il CSI di Arezzo interviene su due questioni diverse ma con un filo conduttore comune: capire chi può entrare, con quali regole e come lo sport possa contribuire a costruire una comunità più aperta.
Il primo caso riguarda lo stadio di atletica leggera “E. Tenti”, dove alcune associazioni sportive hanno segnalato al CSI la presenza di un regolamento relativo all’utilizzo della nuova pista e delle pedane coperte, sottoscritto dalla Delegazione provinciale FIDAL.
Secondo quanto riferisce il Comitato aretino del Centro Sportivo Italiano, il documento prevede il regolare tesseramento FIDAL degli atleti e la supervisione di un allenatore o istruttore con qualifica della stessa Federazione.
Il presidente provinciale Lorenzo Bernardini ha quindi scritto al Comune di Arezzo chiedendo se l’amministrazione fosse a conoscenza dell’esposizione e dell’applicazione del regolamento, se questo sia stato autorizzato o formalmente recepito e quali siano le condizioni previste per gli atleti appartenenti a società affiliate agli Enti di Promozione Sportiva o ad altri organismi riconosciuti.
Una domanda non proprio secondaria, visto che il Tenti è un impianto comunale e che le informazioni pubblicate dal Comune prevedono l’utilizzo della struttura da parte di associazioni sportive, scuole e cittadini, oltre all’accesso dei singoli atleti attraverso il pagamento delle tariffe stabilite.
Secondo il CSI, al momento non sarebbe arrivata alcuna risposta dall’amministrazione e il regolamento risulterebbe ancora affisso.
«La nostra richiesta resta semplice: quali sono le regole effettivamente vigenti e chi può utilizzare questi spazi?», afferma Bernardini, precisando di non voler alimentare contrapposizioni tra organismi sportivi.
Insomma, pista nuova di zecca, ma sulla linea di partenza delle regole qualcuno deve ancora sistemare i blocchi.
E proprio sul concetto di accesso e partecipazione Bernardini interviene anche nel dibattito nazionale sull’integrazione degli studenti stranieri nelle scuole.
«L’integrazione nelle scuole è un’integrazione che va vista a 360 gradi», sostiene il presidente del CSI Arezzo.
Per Bernardini il percorso educativo non può infatti fermarsi dentro le aule, ma deve continuare nella vita quotidiana dei ragazzi attraverso attività sportive, sociali e associative.
In questo quadro assumono un ruolo importante il Terzo settore, le famiglie e naturalmente gli insegnanti, dei quali il presidente del CSI richiama la funzione educativa e la necessità di un dialogo sempre maggiore con le realtà del territorio.
Il principio è semplice: si può discutere di percentuali e composizione delle classi, ma poi l’integrazione si misura anche fuori dalla scuola, quando i ragazzi entrano in palestra, in un campo sportivo o in un’associazione e devono imparare a stare insieme senza bisogno del manuale d’istruzioni.
Due interventi su argomenti molto diversi, dunque, ma con un denominatore comune: per il CSI lo sport non dovrebbe essere soltanto competizione, tesseramenti e regolamenti, ma anche uno strumento di partecipazione e integrazione.
E forse, tra piste di atletica e aule scolastiche, la questione posta da Bernardini finisce per essere sempre la stessa: stabilire regole chiare senza trasformare l’accesso in una corsa a ostacoli.


