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La nuova maglia dell’Arezzo è rossa: l’amaranto forse arriva con la seconda spedizione

Presentata la prima divisa 2026/27, ma tra colore troppo acceso e stemma assente i tifosi hanno già aperto il campionato delle polemiche

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La nuova maglia dell’Arezzo è rossa: l’amaranto forse arriva con la seconda spedizione

Presentata la prima divisa 2026/27, ma tra colore troppo acceso e stemma assente i tifosi hanno già aperto il campionato delle polemiche

L’Arezzo ha presentato la prima maglia della stagione 2026/27 e, nel giro di pochi minuti, i tifosi hanno presentato il conto.

Il ritorno in Serie B meritava una divisa capace di emozionare, di ricordare la storia e magari anche di essere amaranto. Una richiesta apparentemente semplice, quasi banale. Ma nel calcio moderno la semplicità è considerata un’attività sovversiva.

La nuova casacca firmata Rever presenta inserti bianchi e neri, il cavallino sul petto, lo sponsor UnoAerre e il nome del calciatore sul retro. Quello che molti sostenitori non sono riusciti a trovare, invece, è il colore sociale.

Perché nelle fotografie diffuse dalla società la maglia appare decisamente rossa. Non amaranto chiaro, non amaranto moderno, non amaranto rivisitato dagli stilisti: rossa.

E ad Arezzo il confine tra rosso e amaranto non è una questione cromatica. È materia costituzionale.

«Ma ci vuole parecchio a fare l’amaranto?», domanda Pierangelo, sintetizzando il pensiero di una città intera meglio di qualunque conferenza stampa.

Riccardo spera che sia soltanto la fotografia ad essere venuta troppo chiara, mentre Luciano  si aggrappa disperatamente all’ipotesi della luce. Marco prova a salvare il salvabile: «Speriamo che sia colpa del fotografo. Quello non è amaranto. Per il resto non mi disgarba».

Insomma, il fotografo rischia di diventare il primo indagato della stagione.

Ma il colore non è l’unico elemento finito sotto processo. Molti tifosi hanno contestato anche l’assenza del tradizionale stemma dell’Arezzo, sostituito dal cavallino rampante.

«Nelle maglie da gioco ci vuole lo stemma, specialmente nella prima», scrive Matteo Picchioni.

Jacopo detta invece il disciplinare definitivo della maglia amaranto: «Amaranto, stemma e sponsor. Senza tante seghe». Un programma tecnico essenziale, comprensibile e probabilmente troppo rivoluzionario per il calcio contemporaneo.

Andrea B.   ribadisce che servono il colore amaranto e lo stemma, mentre Gianluca Cavarra si limita a una domanda breve e dolorosa: «Ma lo stemma?».

Altri tifosi sono stati meno diplomatici.

Marcellino  suggerisce ironicamente di lavarsi gli occhi con la candeggina, mentre Andrea T. la definisce addirittura la maglia più brutta tra Serie A, B, C e probabilmente pure D. Un giudizio severo, ma del resto il tifoso aretino non conosce le mezze misure: o è bellissima oppure va ritirata dal commercio e consegnata alle autorità competenti.

Il paragone più ricorrente è quello con il Perugia, accostamento che ad Arezzo viene vissuto con la serenità di un’invasione nemica.

«È rosso e non amaranto, sembra la maglia del Perugia», scrive Roberto.

Simone T. rincara la dose: «Se cavi il cavallo e ci piazzi un grifo è la maglia del Perugia». Giulio domanda invece se per caso Ionita sia stato venduto ai biancorossi, visto che la maglia sembra aver già seguito il giocatore.

Lorenzo ricorda che i colori presentati non rappresentano l’Arezzo e osserva amaramente: «Un’estate tranquilli mai». Frase che potrebbe tranquillamente essere incisa all’ingresso dello stadio Comunale.

Qualcuno ha provato a difendere la nuova divisa. Nico la trova bellissima, Fabio  la giudica «non male», Nico Ar e Simone V. la promuovono. Pier Andrea Ulivi sostiene che la maglia non sia malaccio, pur ammettendo che in fotografia sembri più rossa che amaranto.

Una minoranza coraggiosa, praticamente i caschi blu dell’abbigliamento sportivo.

La sensazione generale, però, è che la nuova casacca non abbia acceso l’entusiasmo sperato. Per il ritorno in Serie B i tifosi si aspettavano una maglia semplice, elegante e soprattutto riconoscibile.

Amaranto, stemma sul cuore e pochi esperimenti.

Invece la società è riuscita a trasformare una presentazione tecnica in un referendum cromatico. E il risultato, almeno sui social, sembra già netto: il cavallino piace, la maglia può essere discussa, ma l’amaranto non si negozia.

Ora non resta che attendere di vederla dal vivo, sotto una luce diversa e magari senza filtri fotografici. Perché la speranza del popolo amaranto è ancora appesa a un bilanciamento del bianco sbagliato.

Altrimenti toccherà domandare ufficialmente quando verrà presentata la maglia dell’Arezzo.

Quella amaranto.

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Il Taccuino di Curva Sud
Il Taccuino di Curva Sud
Appunti presi sui gradoni, tra una contestazione e un panino freddo. Scrive poco, guarda molto, applaude raramente.
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