Ninù è un romanzo intenso e necessario, che affonda le mani nella carne viva di Napoli e nella memoria ferita di chi è cresciuto ai margini. Pubblicato nel 2025, il libro si muove lungo una linea profondamente intimista e psicologica, restituendo una città notturna, scomposta, morale prima ancora che geografica.
Il protagonista, NinC9, nasce e cresce nel Real Albergo dei Poveri, il Serraglio, luogo simbolo di esclusione e abbandono. Lì subisce violenze che segnano per sempre il suo corpo e la sua coscienza. Da adulto vaga senza meta tra i vicoli del centro antico, passando da un alloggio all’altro, circondandosi di emarginati, vivendo di espedienti e portando addosso un’ossessione: l’ereditarietà della colpa. La sua è una vita errante, segnata dal senso di smarrimento e da una colpa che sembra non appartenere solo a lui, ma a un’intera collettività.
Sul suo cammino, però, si apre una possibilità di salvezza: non una redenzione facile, ma un perdono che arriva all’improvviso, come un’epifania, una presa di coscienza dolorosa e umanissima. Napoli diventa così testimone silenziosa di questo percorso: una città di santi e numeri, di superstizione e speranza, popolata da figure “mostruose” perché troppo umane, private simbolicamente di qualcosa – i denti, una gamba, la voce – ma ancora capaci di devozione e amore.
Con una scrittura tesa, fisica, spesso spietata, Ninù racconta il continuo corpo a corpo tra infanzia e età adulta, tra memoria e presente. Dietro la storia individuale del protagonista si riflette quella più antica di un popolo di oppressi e dimenticati. Un romanzo che interroga il lettore sul bisogno disperato di amare e di essere amati, e sul peso – reale o presunto – della colpa che ci accompagna per tutta la vita.
Franco Malanima, scrittore e traduttore napoletano, mette in questo libro tutta la sua esperienza umana e letteraria: una vita errante, una scrittura nata dall’urgenza, e una fedeltà assoluta alla parola come unico luogo possibile di verità. NinC9 non è solo una storia, ma una ferita che resta aperta – e proprio per questo, profondamente necessaria.
Scrivo per necessità, come si mettono in salvo le cose prima di un terremoto.
Sono nato a Napoli, una città che non si abita ma si eredita, e che attraversa tutto ciò che scrivo come una presenza morale.
Ho lasciato l’Italia molto presto e ho vissuto tra Europa, Stati Uniti e America Latina, cambiando città, lingue e mestieri. La notte, i lavori invisibili e le vite marginali sono diventati il mio materiale narrativo. Scrivo di antieroi, di infanzia come ferita originaria, di colpa ereditaria e di perdono come evento improvviso, mai garantito.
Ho pubblicato romanzi, racconti e testi tradotti in più lingue; ho fondato Articoli Liberi, un progetto editoriale indipendente nato dal lutto e dalla gratitudine, per restituire ai libri il loro valore umano e condiviso.
Oggi vivo sul lago di Annecy con mia figlia. Scrivo in silenzio, perché è l’unico modo che conosco di restare fedele alle parole e a ciò che chiedono.

