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Io che giocavo in fortezza: ricordi e speranze per Arezzo

Il gossip di Cesare Fracassi
Ricordi di gioventù nella Fortezza e un appello per restituire il parco alla città

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Io che giocavo in fortezza: ricordi e speranze per Arezzo

Il gossip di Cesare Fracassi
Ricordi di gioventù nella Fortezza e un appello per restituire il parco alla città

Negli anni ’50 e ’60, i campi sportivi ad Arezzo erano pochi e disseminati in diversi punti della città. Si giocava accanto alla chiesa di Saione, a San Benedetto sotto le carceri, a lato del palazzo vescovile, nel corto campo di San Domenico e persino al “battimuro” del circolino di San Gemignano, dove il muro stesso valeva come giocatore. Poi c’era il piccolo e stretto campo del Seminario.

Eppure, tra tutti questi spazi, quello che per noi ragazzi rappresentava la libertà e il divertimento era la Fortezza. Qui trovavamo sempre posto per giocare, e spesso si disputavano due o tre partite contemporaneamente, con i campi disposti trasversalmente.

Quello che però non sapevamo, mentre correvamo e calciavamo il pallone, era che sotto di noi si nascondeva una vera e propria cittadella. Il Prato aveva seppellito i resti del vecchio foro romano, e un tempo si ergevano 20 torri, distrutte nel corso della storia, che servivano a dominare la città dall’alto.

Il poeta Giosuè Carducci disse: “Basta Arezzo a rappresentare la gloria di tutta Italia!” Ma cosa resta oggi del nostro patrimonio, come l’anfiteatro romano?

Ricordo gli anni delle elementari a Sant’Agnese, una scuola di vita e di piccole grandi battaglie. In quegli anni, il mio compagno di banco era Patrizio Bertelli. I suoi disegni mi affascinavano per l’uso dei colori e per i contrasti vivaci, che trasmettevano calore e vitalità. Patrizio era, ed è, un pittore nato. Se non si fosse dedicato alla moda, sono certo che sarebbe diventato un artista di fama mondiale.

A lui, oggi, rivolgo un appello: perché non interessarsi alla riapertura del parco antistante alla Fortezza? Sarebbe un dono per Arezzo, una restituzione alla città di un luogo tanto amato e pregno di storia.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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