🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Il calcio non è soltanto una questione di numeri, moduli e posizioni disegnate sulla lavagna. È soprattutto movimento, tempi di gioco e capacità di occupare gli spazi.
Da questa considerazione nasce un’idea di sviluppo tattico che possiamo chiamare “il gioco a calice con i carrelli sulle fasce”.
Partiamo dal player, il giocatore che si muove sull’asse centrale del campo e organizza la manovra. È lui a scegliere se aprire il gioco verso gli esterni offensivi oppure cercare direttamente il centravanti.
Quando il gioco si apre sulla fascia deve entrare in funzione quello che definisco il carrello laterale. Il difensore esterno e il mediano della stessa zona accompagnano il movimento, offrendo all’attaccante di fascia almeno due possibilità: scaricare sul terzino oppure triangolare con il laterale di centrocampo.
Questo diventa fondamentale quando l’esterno offensivo subisce un raddoppio di marcatura. Non deve ritrovarsi isolato, ma avere sempre una soluzione per mantenere il possesso e sviluppare l’azione.
Contemporaneamente, il centravanti si posiziona al centro, impegnando il proprio marcatore, mentre sul lato opposto si libera lo spazio per l’inserimento del laterale. L’altro esterno offensivo arretra per coprire la zona lasciata scoperta dal compagno.
Ed è qui che entra in gioco l’orologio.
Immaginiamo le lancette unite, una come prolungamento dell’altra. Dalla posizione delle sei possono ruotare verso l’una e trentacinque oppure verso le due e quaranta. Capito? O bisogna portare anche la sveglia nello spogliatoio?
Il concetto è che tutta la squadra deve ruotare contemporaneamente, seguendo una diagonale che ha come perno il player. Non si muove soltanto chi ha il pallone: si muove l’intero sistema, mantenendo distanze, coperture ed equilibrio.
E se il pallone arriva direttamente al centravanti?
Anche in questo caso il movimento deve essere organizzato. La punta deve poter scaricare su uno dei due mediani laterali. Sarà quest’ultimo ad attivare il carrello della propria fascia, coinvolgendo l’esterno difensivo e quello offensivo.
Il gioco riparte così attraverso una nuova combinazione di movimenti, senza perdere continuità.
Il player diventa il vero riferimento del sistema: metronomo, perché stabilisce i tempi della manovra, e stratega, perché attraverso i propri spostamenti determina quali zone del campo devono essere occupate dai compagni.
A seconda delle marcature avversarie e delle opportunità che si presentano, sposta idealmente il quadrante dell’orologio, facendo ruotare l’intera squadra.
Il principio è semplice da enunciare, anche se realizzarlo sul campo richiede allenamento, intelligenza tattica e sincronismo.
I numeri non contano. Contano i ruoli e i movimenti.
Non è il 4-3-3, il 4-2-3-1 o qualsiasi altra combinazione numerica a determinare da sola il gioco. È il modo in cui gli uomini interpretano gli spazi, accompagnano l’azione, si coprono reciprocamente e si muovono come un unico organismo.
Questo è il principio del gioco a calice con i carrelli esterni. Poi bisogna vedere se i giocatori riescono a far funzionare l’orologio. Perché nel calcio, quando uno arriva in ritardo, spesso è già gol per gli altri.


