Ad Arezzo è stato finalmente risolto uno dei grandi problemi dell’estate: l’eccessiva presenza di ombra.
In via Guadagnoli, nel cortile dell’Ispettorato del Lavoro, un grande cedro del Libano è stato sottoposto a una potatura così drastica che adesso del cedro è rimasta soprattutto la parte meno ingombrante: il palo.
Via le fronde, via il verde, via l’ombra e, probabilmente, via anche l’albero. Un intervento deciso, moderno e soprattutto coerente con la nuova concezione del verde urbano: bello, purché non abbia rami, foglie, radici e quella fastidiosa abitudine di occupare spazio.
Il caso è stato sollevato dopo le segnalazioni di alcuni cittadini e raccontato dal Corriere di Arezzo. Il consigliere comunale Fabio Buricchi, di Scelgo Arezzo, si è recato sul posto e ha chiesto se l’intervento fosse autorizzato, se il Comune ne fosse informato e quali valutazioni tecniche avessero portato a una potatura tanto incisiva.
Domande sensate, dunque immediatamente sospette.
Buricchi ha precisato di non voler accusare nessuno e di attendere chiarimenti sulla regolarità dell’operazione. Anche perché, con temperature sempre più alte, gli alberi nelle città avrebbero quella strana funzione di fare ombra, abbassare il calore e rendere le strade più vivibili.
Una teoria ancora non pienamente accettata in certi uffici, dove evidentemente si preferisce il modello “piazzale dell’autogrill ad agosto”.
Dal Comitato Alberi di Saione è arrivato un giudizio ancora più netto. La portavoce Simona Coradeschi ha riferito che, secondo il forestale Fulvio Ducci, il cedro era sano e già correttamente potato in passato. Dopo il trattamento ricevuto, però, potrebbe non essere più in grado di sopravvivere e l’abbattimento definitivo sarebbe ormai l’ultimo capitolo di una storia iniziata con la messa in sicurezza e terminata con la messa in orizzontale.
Non si è fatta attendere neppure la nota di Alleanza Verdi e Sinistra. Il capogruppo Francesco Romizi ha ricordato la proposta di iniziativa popolare presentata lo scorso anno per chiedere maggiore trasparenza sugli abbattimenti, un Piano del verde, il censimento degli alberi e il coinvolgimento di cittadini e associazioni.
Pretese rivoluzionarie, come sapere prima perché un albero viene tagliato.
Romizi sottolinea che non tutti gli abbattimenti sono sbagliati e che, in presenza di rischi reali, intervenire può essere necessario. Il punto è spiegare le ragioni, pubblicare le valutazioni tecniche e informare la città.
Un concetto semplice, ma evidentemente incompatibile con l’antica tradizione aretina del “prima facciamo, poi vediamo se qualcuno se ne accorge”.
In attesa delle risposte ufficiali, una certezza già c’è: il cedro non fa più ombra.
Per il resto, i cittadini potranno sempre ripararsi sotto il comunicato stampa.


