Con il passare degli anni, preservare la massa muscolare diventa uno degli obiettivi principali per mantenersi autonomi, attivi e in buona salute. In questo percorso anche l’alimentazione svolge un ruolo importante, a cominciare da un apporto proteico adeguato e distribuito durante la giornata.
Nei formaggi a pasta dura, una stagionatura di 36 mesi o più determina profonde trasformazioni della struttura originaria. Durante questo processo la caseina, la principale proteina del latte, viene progressivamente scomposta in peptidi e amminoacidi più piccoli.
È questo fenomeno, chiamato proteolisi, a contribuire alla consistenza, all’aroma e al sapore caratteristici dei formaggi lungamente stagionati. Non significa che il formaggio diventi un alimento miracoloso, ma che alcune delle sue proteine si presentano già parzialmente degradate dall’azione degli enzimi.
Gli amminoacidi sono indispensabili per la sintesi delle proteine dell’organismo e per il continuo rinnovamento dei tessuti. Muscoli, organi ed enzimi sono infatti sottoposti a un ricambio costante, che deve essere sostenuto attraverso l’alimentazione.
Con l’avanzare dell’età questo equilibrio può diventare più fragile. La massa muscolare tende progressivamente a ridursi, soprattutto quando un’alimentazione inadeguata si accompagna a sedentarietà, malattie croniche o lunghi periodi di immobilità. Questa perdita, quando diventa significativa, può contribuire alla sarcopenia.
Il problema riguarda uomini e donne, anche se queste ultime partono generalmente da una quantità di massa muscolare inferiore. Contrastare tale processo significa curare l’alimentazione, ma anche praticare regolarmente attività fisica, con esercizi di forza adeguati alle proprie condizioni.
Una corretta distribuzione delle proteine nei diversi pasti può aiutare a sostenere la sintesi proteica. Non esiste però una quantità identica per tutti: il fabbisogno dipende dal peso corporeo, dall’età, dal livello di attività fisica e dalle condizioni di salute. L’indicazione di circa 20 grammi di proteine a pasto può rappresentare un riferimento generale, non una prescrizione valida indistintamente per ogni persona.
È inoltre necessario distinguere il peso dell’alimento dal suo contenuto proteico. Venti grammi di formaggio stagionato, per esempio, non corrispondono a 20 grammi di proteine: ne forniscono generalmente circa 6 o 7, con differenze legate al tipo di prodotto.
Le fonti proteiche dovrebbero essere variate, alternando pesce, uova, carni bianche, legumi, latte e derivati, frutta secca e semi oleosi. La definizione di “proteine magre” indica comunemente gli alimenti proteici accompagnati da una quantità contenuta di grassi, in particolare quelli saturi.
Un piccolo pezzo di formaggio a pasta dura e lungamente stagionato può quindi trovare spazio a colazione o durante uno spuntino. Oltre alle proteine, apporta calcio, fosforo e alcune vitamine. Deve però essere consumato con moderazione perché può contenere quantità rilevanti di sale e grassi saturi.
Più che considerarlo un integratore naturale, è corretto definirlo un alimento concentrato e nutriente, da inserire all’interno di una dieta varia. Per preservare i muscoli non basta infatti una scaglia di formaggio: servono un apporto proteico complessivamente adeguato, movimento regolare e uno stile di vita equilibrato.
In presenza di malattie renali, metaboliche o cardiovascolari, oppure di particolari esigenze nutrizionali, quantità e frequenza di consumo devono essere concordate con il medico o con un professionista della nutrizione.


