Nella serata di ieri, 11 agosto, una parte del centro storico di Arezzo è rimasta al buio. Le immagini scattate intorno alle 22.45 mostrano piazza Sant’Agostino e alcune zone circostanti con i lampioni apparentemente spenti, mentre cittadini e clienti dei locali cercavano di orientarsi grazie alle luci dei negozi, dei tavoli e, probabilmente, anche a quella dello smartphone.
Non è chiaro se si sia trattato di un guasto, di un’interruzione temporanea o di un’innovativa iniziativa culturale del Comune: spegnere Arezzo per consentire agli aretini di osservare meglio le stelle cadenti.
Dopo l’eclissi solare, dunque, sarebbe arrivata anche quella comunale. Più facile da vedere, più lunga e soprattutto senza bisogno degli occhialini certificati: bastava fare due passi in Sant’Agostino e aspettare che gli occhi si abituassero.
Nel mezzo della piazza spiccava inoltre un tavolino, illuminato come l’ultimo avamposto della civiltà. Non sappiamo se potesse stare proprio lì né se fosse regolarmente autorizzato: per stabilirlo servirebbe almeno un geometra, una planimetria, tre uffici comunali e il responso della costellazione di Orione. Di certo, nel buio generale, pareva quasi un’installazione artistica: “Cena con disservizio, tecnica mista su suolo pubblico”.
Le fotografie documentano una piazza frequentata ma immersa nella penombra, una situazione che oltre alla battuta pone anche una questione concreta di sicurezza e vivibilità. Perché il cielo stellato sarà pure romantico, ma scalini, ostacoli e attraversamenti diventano parecchio meno poetici quando non si vedono.
Resta quindi da capire cosa sia accaduto e per quanto tempo sia durata l’interruzione. Nel frattempo Arezzo si conferma città d’arte e di luce: l’arte c’era, per la luce s’attende il tecnico.


