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mercoledì, Febbraio 11, 2026
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Ombre sulla Città del Natale –  La città che brilla troppo

Arezzo splende come non mai, ma dietro le luminarie si muove un’ombra antica che ha scelto Serena come suo nuovo sguardo

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Marco Grosso: Ombre sulla Città del Natale Capitolo 1

Il giorno dell’inaugurazione, Arezzo sembrava una stella cometa precipitata sulla terra da chissà quale anfratto dell’universo.
Ogni angolo della città era un bagliore: archi di luce che disegnavano la via principale, fiocchi di neve artificiali che cadevano sulle bancarelle, musica natalizia che rimbalzava contro le mura medievali.
I bambini correvano con tazze di cioccolata calda, le coppie si fotografavano sotto il grande albero in piazza Grande, e i droni dei turisti tracciavano linee luminose nel cielo.
La Ruota panoramica girava instancabile con i vagoncini pieni di gente e il piccolo bus turistico rosso sfrecciava tra le vie, raccontando ai turisti le bellezze della città.

Serena attraversava la folla con passo rapido.
Il Comune l’aveva invitata alla cerimonia d’apertura , “un gesto di riconoscenza per la restauratrice del Padiglione degli Specchi”, ma lei avrebbe preferito restare nell’ombra, non amava essere al centro dell’attenzione, dato il suo carattere schivo.
Aveva passato la notte a studiare il medaglione trovato dietro lo specchio. Ogni volta che lo guardava alla luce, sembrava riflettere qualcosa che non c’era.

«La città non è mai stata così bella,» le disse una voce dietro.
Si voltò. Era il tenente Ricci, in borghese, con una sciarpa grigia e lo sguardo vigile.
«O così vulnerabile,» rispose lei.

Camminarono insieme lungo il corso.
«Negli ultimi giorni,» disse lui, «sono spariti alcuni oggetti dai magazzini della fiera. Niente di costoso: piccoli amuleti, decorazioni artigianali. Ma sempre con lo stesso simbolo: un occhio inciso nel vetro o nel metallo.»

«Coincidenze?»
«Forse. Ma preferisco non credere troppo alle coincidenze, specie quando riguardano la luce.»

Arrivarono alla piazza. Sul palco, il sindaco sorrideva davanti ai giornalisti.
«Arezzo è la città più luminosa d’Italia!» proclamò.
Applausi, flash, musica.
Alle sue spalle, le luci si accesero tutte insieme, in un’esplosione di bianco e oro.

Serena alzò lo sguardo.
Per un istante, il disegno delle luminarie sembrò formare una figura.
Non una stella, non un albero.
Un occhio.

Si voltò verso Ricci, ma lui fissava la folla.
«Lo ha visto anche lei?»
«Cosa?»
«Il disegno delle luci.»
«No. Cosa dovevo vedere?»

Forse si era sbagliata. O forse no.

Più tardi, si rifugiò tra i banchi del mercato.
Le piaceva il rumore delle voci, il profumo di vin brulé e spezie, il calore umano che la festa portava con sé.
Stava per comprare delle castagne quando la vide: una vecchia seduta dietro un banco di mele rosse e mandarini.
Portava un foulard nero e occhiali spessi, pochi denti in bocca, la postura incurvata e lo sguardo era rivolto altrove, come se vedesse attraverso le persone.

«Bella giornata per nascondere le ombre,» disse la donna, senza che Serena avesse parlato.
«Mi scusi?»
«Le luci,» rispose la vecchia, toccando un mandarino. «Quando diventano troppe, fanno male agli occhi. Persino a chi non li ha più.»

Serena rimase immobile.
«Lei mi conosce?»
«No. Ma conosco chi guardava prima di te. Lucia Caselli. La donna che tentò di spegnere la luce.»

Un gelo improvviso le attraversò la schiena.
«Chi è lei?»
«Mi chiamano la Fittumaia, perché il mio banchino è sempre stracolmo di roba. Vendo frutta, ma compro verità.»

La donna accennò un sorriso sdentato.
«Hai trovato il medaglione, vero? Quello dell’Occhio.»
Serena non rispose; come poteva saperlo?
«Non importa che tu me lo dica. Quell’occhio non si trova: sceglie chi guardare. Una volta toccato, non puoi più spegnere la luce. Ti seguirà finché non vedrai ciò che tua nonna non volle vedere.»

«E cosa sarebbe?»
«La marea della città.»

«Non c’è mare ad Arezzo, neppure un lago.»
«No, ma c’è per chi lo sogna. E i sogni, a volte, risalgono dalle pietre.»

Mille domande attraversarono la mente di Serena; il carabiniere, la fruttarola, tutti sembravano sapere qualcosa legato a sua nonna, tutti tranne lei.
Un mistero, una cospirazione, che cosa? Sopratutto cosa aveva a che fare con lei?
Non era tranquilla, si sentiva spiata, pedinata, tenuta sotto controllo; apparentemente nessuno lo faceva, ma lei sentiva che ogni suo passo era osservato da qualcuno.

Quando tornò al padiglione, la città era immersa in un bagliore continuo.
Le luci della piazza riflettevano ghirigori sulle vetrate e disegnavano linee tremolanti lungo le pareti interne.
Serena accese la torcia e si avvicinò alla zona del muro dove aveva trovato il medaglione; visto che era la restauratrice, poteva accedere al piccolo edificio senza dover dare spiegazioni.
A questo punto, rischio per rischio, almeno voleva saperne di più, per quello che poteva scoprire.

Sotto la vernice, nuove incisioni apparivano.
Linee sottili, disposte come vene di un corpo.
Seguendole con la luce, si accorse che formavano un disegno più grande: la mappa di Arezzo, vista dall’alto.

Ogni piazza, ogni arco luminoso, era collegato a un punto preciso.
E al centro, un piccolo cerchio inciso proprio dove si trovava il padiglione.

L’Occhio di Arezzo.

Serena appoggiò la mano sul muro.
La pietra vibrava, leggermente, come se avesse un battito.

Fuori, in lontananza, la campana del Duomo suonò le sette.
Le luci della città tremolarono per un istante, come un respiro che si ferma.

Poi tutto tornò immobile.
Solo la parete, sotto la sua mano, continuava a pulsare piano, come se la città, sotto la festa, fosse viva davvero, ma in un modo inquietante, diverso da quello normale.

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Marco - Artista Digitale
Marco - Artista Digitale
Marco Grosso, giornalista indipendente, critico musicale e scrittore, è anche artista digitale, con il suo studio e sviluppo di quadri digitali con intelligenza artificiale e successiva riprogrammazione avanzata. Con un suo stile personale di immagini sta collaborando con realtà artistiche ed editoriali italiane indipendenti che utilizzano le sue immagini come copertine di libri, dischi e poster.
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