C’è una buona notizia e una cattiva notizia per chi vive intorno a Podere Rota. La buona: la discarica sta chiudendo. La cattiva: sta chiudendo da così tanto tempo, e con così tanta calma, che nel frattempo ha avuto il tempo di riaprire.
Non è un paradosso, è pianificazione. Per chiudere bene una discarica, a quanto pare, prima bisogna riempirla un altro po’. Circa 60mila metri cubi in più, per la precisione, necessari — spiegano — perché i rifiuti si sono “assestati” in modo diverso da come da progetto. Un dettaglio tecnico che i cittadini di Terranuova Bracciolini e San Giovanni Valdarno hanno imparato a riconoscere non dai documenti, ma dall’olfatto: quando la discarica si “assesta”, loro chiudono le finestre.
Il calendario della sigillatura infinita
Il piano ufficiale prevede l’uso dei volumi residui entro il 31 dicembre 2026 e lavori di copertura che potranno durare fino a tre anni. Tre anni. Il tempo di far nascere e crescere un bambino che, quando finalmente vedrà completato il “capping”, avrà già imparato a dire la parola “molestia olfattiva” prima ancora di “mamma”.
Nel frattempo, il Comitato “Le Vittime di Podere Rota” ha inviato un nuovo esposto — il secondo dopo quello di giugno — segnalando che nei giorni 5 e 6 agosto gli odori avrebbero toccato livelli particolarmente intensi, estendendosi anche a zone prima risparmiate. Come se la discarica, prima di chiudere per sempre, avesse deciso di fare un tour d’addio nei quartieri che non aveva ancora visitato.
Il monitoraggio che monitora, ma non si sa bene cosa
Il gestore assicura di avere tredici punti di rilevamento degli odori lungo trenta chilometri, più un’app dedicata alle segnalazioni sviluppata insieme ai due Comuni e ad Arpat. La Regione, dal canto suo, aveva promesso il ripristino dei sistemi di contenimento prima della ripresa dei conferimenti.
Tredici sensori, un’app, due enti locali, una Regione e un Osservatorio con tanto di presidente. Eppure il dato più affidabile resta quello prodotto gratuitamente, ventiquattr’ore su ventiquattro, dal naso di chi abita lì. Un sistema di monitoraggio a costo zero, senza bisogno di manutenzione, che purtroppo non produce report ma solo esposti.
Tre richieste semplici, tre risposte che ancora non arrivano
Il Comitato non chiede la luna: la convocazione urgente dell’Osservatorio, lo stop ai rifiuti più maleodoranti, la sospensione dei conferimenti in estate — quando caldo e finestre aperte trasformano il disagio in un’esperienza immersiva. Al momento, dalle istituzioni e dal gestore, silenzio. Non ostile, solo procedurale: il tipo di silenzio che si prende il suo tempo perché ha un protocollo da rispettare.
E così la discarica resta in quello stato tutto italiano che potremmo chiamare “chiusura permanente in corso”: tecnicamente in dismissione, praticamente ancora operativa, burocraticamente ineccepibile. Chiuderà, certo. Nel frattempo, però, si respira il presente.
Perché una discarica può essere avviata alla chiusura da un pezzo di carta. Ma finché c’è puzza, per chi ci vive la pratica resta aperta — finestre comprese.


