Ormai quasi ogni giorno la redazione dell’Ortica si affaccia sui gruppi Facebook aretini e sui profili di amici, lettori e cittadini che ci seguono. Non per distribuire patenti di ragione, attività già praticata con entusiasmo da mezzo internet, ma per raccogliere segnalazioni, sfoghi e discussioni che raccontano Arezzo dal basso, spesso meglio di tanti comunicati impettiti.
Da un post nasce un confronto, dai commenti spuntano indignazione, ironia, nostalgia e qualche sentenza definitiva sul declino della civiltà. Stavolta è successo davanti allo spettacolo lasciato dopo una proiezione alla multisala UCI di Arezzo.
Silvia racconta di essere andata per vedere Odissea, film che, secondo quanto riferisce, non era disponibile al Cinema Eden.
La proiezione, però, sarebbe stata accompagnata dal consueto spettacolo parallelo che nessuno aveva acquistato: bustine di patatine scartocciate, telefoni accesi e, alla fine, rifiuti lasciati tra le poltrone.
«Mi sa che sono fatta vecchia», conclude l’autrice del post.
Macché vecchia. Semplicemente appartiene ancora a quella misteriosa generazione convinta che i cestini non siano elementi ornamentali e che il pavimento del cinema non sia una discarica con audio Dolby Surround.
Nei commenti il verdetto arriva rapido
C’è chi scrive “vergogna”, chi dichiara di non frequentare più la multisala e chi lancia il definitivo “Eden per sempre”, trasformando la scelta del cinema in una questione identitaria, quasi fosse il prossimo referendum comunale.
Silvia B. allarga il problema alla perdita dei valori fondamentali, come educazione e rispetto del prossimo. Davide Brazzo Brasola sostiene che ormai sia “tutto allo sbando”, mentre altri ricordano con nostalgia i tempi in cui in sala passava la maschera con la torcia a controllare.
Un’epoca remota, quando chi disturbava veniva richiamato e non poteva subito pubblicare un video indignato contro la dittatura della buona educazione.
Alessandra descrive la multisala come un luogo per lei ormai impraticabile, tra odore di popcorn, persone che mangiano per tutta la durata del film, piedi sulle poltrone e messaggi al cellulare. Daniela Manichi rincara la dose e parla apertamente di “letamaio”.
Il popcorn, insomma, da innocente compagno di proiezione è diventato nei commenti una specie di arma chimica. Manca soltanto che il Comune installi le centraline per misurare il livello di burro nell’aria.
Non tutti, però, mettono sullo stesso piano il mangiare e la maleducazione.
Veronica osserva che consumare popcorn o patatine al cinema è normale e distingue giustamente questo comportamento dal lasciare rifiuti a terra, tenere accesi i cellulari o fumare sigarette elettroniche nei locali chiusi. Ricorda inoltre che l’inciviltà non è una specialità esclusiva dei giovani: spesso bambini e ragazzi sono accompagnati da adulti perfettamente capaci di dare il peggior esempio possibile.
Una precisazione utile, perché ogni dibattito aretino, prima o poi, rischia di risolversi con la formula “so’ i ragazzi”. Come se gli adulti fossero tutti usciti da un collegio svizzero e non parcheggiassero mai sui marciapiedi.
Il film scelto per la serata ha poi regalato ai commentatori un repertorio irresistibile.
Sonia parla di “cammelli in riserva” e degli amici della maga Circe. Mirco si domanda in cosa li avrebbe trasformati Circe. Domanda legittima, anche se Omero aveva già fornito una risposta piuttosto chiara qualche secolo fa.
Qualcuno rievoca perfino il vecchio “pidocchino”, tra fumo, sputi e oggetti lanciati dalla galleria. Tempi duri, certo, ma almeno nessuno poteva illuminare mezza sala con uno smartphone da mille euro per controllare le notifiche durante il momento decisivo del film.
Dal cinema il dibattito si allarga presto alle strade, ai parchi, ai fossi e alle piazze trasformati in “concimaie a cielo aperto”. È il naturale destino di ogni discussione social: si parte da una busta di patatine sotto una poltrona e nel giro di dieci commenti si arriva al collasso della civiltà occidentale.
Al netto dell’odore dei popcorn e della nostalgia per il cinema di una volta, resta però una questione molto semplice.
Mangiare durante un film può piacere oppure no. Lasciare sporco, disturbare, usare il cellulare e comportarsi come se la sala fosse il salotto di casa propria non è una questione di gusti, età o generazioni.
È maleducazione.
E per capirlo non serve affrontare un’Odissea. Basta trovare un cestino.


