Il prossimo Consiglio comunale di Arezzo voterà la proposta del Polo delle Liste Civiche per istituire parcheggi scambiatori e trasformare le linee ferroviarie del Casentino e della Valdichiana in una sorta di metropolitana di superficie.
Il progetto è concreto, ambizioso e riprende studi già contenuti nel Piano Strutturale del 2007, oltre a un lavoro predisposto da LFI. Resta però una domanda meno tecnica e molto più pericolosa: quanti aretini lasceranno davvero l’automobile per salire su un treno o su un autobus?
Perché il problema non è soltanto costruire parcheggi, coordinare gli orari o trovare i finanziamenti. Bisogna intervenire su una delle abitudini più solide della popolazione italiana e, in particolare, di quella aretina: usare il proprio mezzo anche per andare a pisciare, possibilmente parcheggiandolo davanti alla porta.
L’idea presentata dal Polo delle Liste Civiche prevede innanzitutto l’apertura di un tavolo tecnico con LFI, Rete Ferroviaria Italiana, Regione Toscana e Comuni dell’Area Vasta. L’obiettivo è definire un piano esecutivo e vincolante per rendere le linee ferroviarie del Casentino e della Valdichiana un vero servizio metropolitano.
Tradotto: treni più frequenti, collegamenti più affidabili e la possibilità di raggiungere Arezzo senza mettersi ogni mattina in coda con altre centinaia di persone che hanno avuto esattamente la stessa idea rivoluzionaria, cioè prendere l’auto.
Il secondo punto riguarda la creazione di parcheggi scambiatori, uno dei quali potrebbe sorgere vicino al casello autostradale. Qui automobilisti e pendolari dovrebbero lasciare il proprio veicolo e proseguire con treni, autobus, taxi o servizi di mobilità condivisa.
Il condizionale è d’obbligo. L’aretino medio, dopo aver pagato assicurazione, bollo, carburante e manutenzione, considera l’automobile non un mezzo di trasporto ma un’estensione della famiglia. Chiedergli di abbandonarla a cinquecento metri dalla destinazione potrebbe essere interpretato come un esproprio proletario.
La proposta prevede anche una convenzione con associazioni di categoria, organizzazioni datoriali e sindacati, per stabilire dove realizzare i parcheggi e quanto farli pagare. Particolare non secondario: perché un parcheggio scambiatore costoso rischierebbe di trasformarsi in un’elegante area vuota, molto sostenibile soprattutto perché priva di esseri umani.
Il terzo passaggio consiste nel candidare il progetto “Arezzo Intermodale” ai bandi ministeriali e ai fondi strutturali europei. La stazione ferroviaria dovrebbe diventare un nodo di collegamento tra treni, autobus, taxi e sharing mobility, con un’estensione del sistema fino alla zona industriale.
«Un parcheggio scambiatore in prossimità del casello autostradale, integrato con un servizio ferroviario finalmente efficiente, rappresenta una soluzione concreta per ridurre il traffico in ingresso alla città», sottolinea Marco Donati, consigliere comunale del Polo delle Liste Civiche.
E tecnicamente ha ragione. Un sistema efficiente potrebbe ridurre il traffico, migliorare la qualità dell’aria e offrire un’alternativa ai pendolari. Ma perché funzioni non basta tracciare una linea su una cartina e chiamarla “intermodale”. Servono corse frequenti, puntualità, tariffe convenienti e collegamenti utilizzabili anche da chi non dispone di tre ore libere per percorrere sette chilometri.
Poi servirà l’impresa più difficile: convincere gli automobilisti che lasciare la macchina fuori città non significa perdere dignità, virilità, libertà personale e diritto costituzionale alla doppia fila.
La proposta arriverà dunque in Consiglio comunale con l’ambizione di rivoluzionare la mobilità di Arezzo e di una parte della provincia. Il progetto potrebbe funzionare, ma soltanto a una condizione: che i mezzi pubblici diventino così comodi, frequenti e convenienti da battere l’automobile.
Altrimenti avremo parcheggi scambiatori, tavoli tecnici, convenzioni quadro e una splendida metropolitana di superficie frequentata da quattro studenti, due pensionati e un assessore durante l’inaugurazione.


