Arezzo ai tempi del Coronavirus

E’ stato un fine settimana drammatico per Arezzo.

Gli aretini fanno tanto i “fichi” e poi alla prima occasione se la fanno sotto.

Assalto ai supermercati, furto di mascherine all’ospedale, acquisto di amuchina a prezzi da mercato nero.

Ma forse l’assalto ai supermercati è stato solo un alibi, perché agli aretini piace mangiare e con la scusa del virus hanno comprato riserve alimentari per mesi, prodotti che poi scadono e loro mangeranno ugualmente, causandosi, questo sì, infezioni intestinali.

Più misterioso il furto di mascherine dentro l’ospedale che non servono ad un cavolo fuori da quel presidio ma chissà che non siano state utilizzate per partecipare al carnevale dell’Orciolaia.

Se giri per la città incontri persone ingrugnite, più del solito.
In mattinata all’Esselunga, dopo le scorribande del giorno precedente la direzione aveva meritoriamente messo come sottofondo, per calmare gli animi, canzoni dolci e romantiche: era piacevole aggirarsi tra gli scaffali con il sottofondo di: …che cosa c’è, c’è che mi sono innamorato di te…

Ma alla rabbia accumulata in questi giorni non è bastato.
Alla cassa automatica un esagitato stava mettendo le mani addosso ad un tizio che aveva protestato per essere stato scavalcato nella fila.

Sembrava uno di quei film catastrofici dove i sopravvissuti si litigano il cibo per la sopravvivenza.

Del resto le notizie accumulandosi creano ansia.
Se poi ci si mettono anche i politici il gioco è fatto.

Il sindaco Ghinelli era partito, lancia in resta, per la riunione dei sindaci con il governatore della Toscana, rilasciando dichiarazioni che avrebbe chiuso le scuole per una settimana, quello della chiusura così caro a Salvini, oramai l’unico che può salvarlo per la presentazione alle elezioni.

Ma naturalmente non c’erano le condizioni ed è tornato con la coda tra le gambe insistendo però nel dire che bisogna prevenire prima e non dopo ed una settimana di chiusura sarebbe stata utile (!).
Ora gli studenti voteranno tutti per lui.
Nel frattempo però potrebbe chiudere le buche delle strade cittadine ed impedire l’attendamento del circo Orfei, con la solita sarabanda di animali imprigionati, che sarà in città dal 27 febbraio.

Certo è facile giocare sulle paure della gente ma se diventa angoscia non è più controllabile.
Dice il filosofo Galimberti:

La paura è un ottimo meccanismo di difesa che, di fronte a un pericolo determinato, adotta strategie di attacco o di fuga.
L’angoscia, invece, è un sentimento che insorge di fronte all’indeterminatezza di una minaccia non identificabile, non localizzabile, non prevedibile, ma vissuta come certa, come qualcosa che, prima o poi, capiterà.
Dall’angoscia non ci si può difendere.
Ma, notizia dopo notizia, avvertimento dopo avvertimento, l’angoscia dilaga e, come nei deliri paranoici, si dissemina su tutte le cose che diventano terribilmente sospette.
Si eleva in ciascuno di noi la soglia di vigilanza, diventiamo più guardinghi, più sospettosi. Il luogo pubblico, che è poi il luogo della socializzazione, diventa il luogo del pericolo, mentre il privato – la famiglia – diventa il luogo della sicurezza.
Dentro casa ci si fida.
Fuori si diffida.

E così il sociale collassa e, con il sociale, parte dell’essenza umana che gli antichi Greci avevano individuato quando definivano l’uomo “animale sociale”.
Se non si tiene a bada l’angoscia, svilupperemo egoismi, solitudini, diffidenze, sospetti.

C’è un video significativo di Andrea Scanzi che dice tra l’altro: quanto deve andare avanti questo delirio collettivo… quand’è che torniamo normali…

Assaltati i supermercati anche ad Arezzo: che cazzo ve ne fate di tutta questa scorta di cibo…

Ce lo spiega Gabriel Garcia Marquez ne L’amore ai tempi del colera:

I bambini si ammalano solo quando sono davvero malati.
Gli adulti, invece, a partire da una certa età, o hanno sintomi senza le malattie o qualcosa di peggio.

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

1 COMMENTO

  1. Stella Cœli extirpavit
    Quæ lactavit Dominum
    Mortis pestem quam plantavit
    Primus parens hominum.
    Ipsa Stella nunc dignetur
    Sidera compescere,
    Quorum bella plebem cædunt
    Diræ mortis ulcere.
    O piissima Stella Maris
    A peste succurre nobis;
    Audi nos, Domina
    Nam Filius tuus nihil negans
    Te honorat.
    Salva nos Jesu
    pro quibus Virgo
    Mater te orat.

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