Dopo giorni a vista co’ la corrente viva, ora è chiuso… sì, ma come un panino ripiegato male
Arezzo — Te la ricordi la scatola elettrica aperta davanti al bar Truciolini? Quella che pareva l’uovo di Pasqua dei fulmini, co’ i fili de fori, i morsetti in libertà vigilata e l’energia elettrica che salutava la gente di passaggio?
Bene: l’hanno sistemata.
Cioè… “sistemata”…
Hanno tirato su un pezzo di plastica, fissato con nastro adesivo e fascette, manco fosse il paraurti di una Panda dell’89, e via: Arezzo torna sicura!
Le foto – che parlano più di mille verbali comunali – mostra un quadro che dovrebbe proteggere la corrente, ma invece pare abbia appena partecipato a una rissa in un vicolo buio.
Un capolavoro di ingegneria.
La Gioconda del rattoppo.
E ora uno si domanda:
“Ma chi l’ha richiusa? Topo Gigio in trasferta? Un bischero con la laurea ad Honorem in arrangiarsi?”
Perché fino a pochi giorni fa il quadro stava aperto a libro, con la corrente attiva, come un buffet gratuito per chiunque avesse voglia di morire arrostito “a bassa temperatura”.
Adesso invece è “messo a posto” così.
S’è visto di meglio anche nei cantieri dei ragazzini che giocano col Meccano.
Diciamocela tutta:
qui basta che un cittino curioso apra il cartone pensando di trovare dentro la sorpresa del Mulino Bianco, e ci scappa un cortocircuito degno dei fuochi artificiali di San Donato.
Che si faccia avanti qualcuno con un minimo di professionalità, un cacciavite vero e non di plastica, e la voglia di rimettere a posto l’armadietto prima che in città si registri il primo caso di abbrustolimento urbano spontaneo.
Per ora, l’unica cosa funzionante sembra essere…
la fortuna.








Ah ah ah… mi sembra un bel lavoro!
Anch’io faccio cose del genere al mi’ capanno in campagna.
Lo sai quanto ci vuole per rimetterla nuova? Il costo della cassetta… un paio d’operai a lavorarci… probabilmente tutto da scollegare e ricollegare, con relativo black-out locale.
Peccato che, con quei buchi, ora sembra fatta apposta per farci il nido topi e ratti… e quelli, si sa, vanno matti per i fili elettrici.
Ma Direttore… dovresti vedere un’altra chicca in Via Umbria.
È un mese che accanto ai cassonetti c’è una bombola del gas e sta lì, bella tranquilla. Nessuno la ritira. Chissà se è vuota o se dentro c’è ancora gas…
Qualcuno, dopo un paio di settimane, l’ha pure avvolta nel nastro edilizio bianco-rosso… forse ha pensato:
“Magari ci sbatte una macchina e esplode…”
Sarà stato quel genio che ce l’ha lasciata?
Oppure il personale della SEI quando passa a svuotare i cassonetti?
Fatto sta che sembra esserci un braccio di ferro:
– SEI, che spera che il depositante si penta e se la riprenda in casa
– Il genio, che sicuramente pensa: “’Mporta sega… prima o poi qualcuno la ritirerà!”
E già che ci sono…
Mi sono trovato un paio di mattine fa, alle 8, al semaforo rotto di Porta S. Lorentino.
Uno spettacolo sublime: un ingorgo apocalittico.
Eppure tutti — compresi noi pedoni — devo dire bravi:
“Passo io? Passi te?”
Nessuno che azzardava la manovra prepotente (c’era da guardare in troppe direzioni).
Il peggio sono stato io, che approfittando dell’esitazione generale ho fatto lo slalom per attraversare.
Nessuna traccia di vigili urbani a regolare la bolgia; però, se andate in Via Monte Cervino il pomeriggio, dove escono gli studenti da una scuola e qualcuno attraversa sulle strisce, di vigili a volte ce ne sono anche due.
Comunque, alla fine, il semaforo l’hanno riparato. C’è voluto solo una decina di giorni.
Non sarà elettricità, ma di scatole di derivazione rattoppate ce n’è un’altra da almeno 3/4 anni — non mesi, non settimane.
Si trova all’incrocio semaforizzato del vecchio ospedale (ora tribunale), davanti al nuovo palazzo direzionale, all’inizio di via Fonte Veneziana.
Si tratta di un armadio di derivazione telefonica che fu colpito da un’auto proveniente dal cimitero: il conducente voleva svoltare in via Fonte Veneziana ma, a causa della nevicata in corso, sbandò e centrò l’armadio in pieno.
Da quanto tempo non nevica in città? Ecco, da allora c’è un telino di plastica nero a coprire i cablaggi, mentre lo sportello è ancora lì accanto, tutto ammaccato.
Se anche non fosse pericolosa come quella citata nell’articolo, resta comunque una scatola che contiene dei cablaggi. Inoltre, posso solo immaginare i disservizi telefonici che possono verificarsi con la pioggia e il vento che bagnano i fili, senza contare il rischio che qualche “burlone” possa tranciare i cavi causando ulteriori danni.
Il bello è che, se andate su Google Street View, la vedete già “impacchettata” nella foto del 2021; nella precedente immagine disponibile, quella del 2018, era invece ancora sana.
Hai perfettamente ragione: ne avevamo già parlato nell’articolo di gennaio scorso, ma a quanto pare è servito solo a rattopparla ulteriormente. Hanno tolto il sacco dell’immondizia e ci hanno messo… non si capisce nemmeno cosa.
Il risultato, comunque, è sempre lo stesso: una soluzione provvisoria che dura da anni, senza un intervento definitivo.