Arezzo — Davanti al bar Truciolini, proprio di faccia alla vecchia Lebole, nei giorni scorsi un furgone deve aver avuto un momento di ispirazione artistica e gn’ha tirato una craniata micidiale a un quadro elettrico sul marciapiede. Risultato? L’armadietto ora pare un prosciutto aperto in bella vista, co’ tutti i fili de fori manco fosse un piatto di spaghetti del giorno dopo.
Le foto parlano chiaro: fili arrotolati come budelli, viti e morsetti sparsi come coriandoli, sportello per terra e tappato alla meglio co’ due strisce di nastro marrone che neanche al mercato nero dei pacchi di Natale.
Dentro, un ammasso di cavi grigi che manco un piovrone a tre teste, le etichette che dicono “ARM.4 VANO”, “CAB 8120” e altre cose che suonano serissime, e in mezzo a tutto un simpatico triangolino giallo che praticamente urla:
“OCCHIO CITTO, SE MORE!”
Ora, la domanda vien da sé:
ma un sE potrebbe sbrigaRE qualcuno che sappia dove mettere le mani?
Perché qui basta che un bischero – e di bischeri il mondo è pieno come iL parcheggio dell’Ipercoop alla domenica – s’avvicini a toccare per vedere se “funziona”, e ci s’ha da ritrovarlo abbrustolito come un marshmallow alla festa dei boy scout.
E allora sì, magari un tecnico, un elettricista, un cristiano dotato di cervello e cacciavite, faccia un salto e rimetta a posto ‘sto benedetto quadro.
Prima che qualcuno, per noia o curiosità, lo scambi per un giochino a premi… e il premio sia un viaggio di sola andata nel regno dei fumi blu.













