Stamani, durante una passeggiata in bicicletta lungo la strada della Foce, il panorama offriva il solito spettacolo della natura. Alberi, torrente, silenzio, aria buona. Poi, siccome all’essere umano il verde mette evidentemente ansia, ecco spuntare l’arredamento.
Sul lato destro della strada, salendo da Palazzo del Pero verso il valico, a poche centinaia di metri dall’abitato, tra la vegetazione è stata abbandonata quella che appare come una canna fumaria in fibrocemento, materiale che potrebbe contenere amianto e che meriterebbe quindi una verifica e una rimozione fatta come si deve, non con il metodo tradizionale del “tanto nel bosco non la vede nessuno”.
Sul versante che costeggia il torrente Cerfone, sempre a poca distanza dal valico, la situazione diventa invece più domestica. Tra rovi e alberi si trovano tre sedie e un tavolino, sistemati come un salottino rustico per chi desidera sorseggiare un caffè contemplando il degrado.
Poco distante compare anche una ruota di bicicletta completamente deformata e “mangiata”, ridotta a un groviglio di raggi e metallo. Un’opera contemporanea che potrebbe chiamarsi “La mobilità sostenibile dopo l’incontro con l’inciviltà”.
Continuando a scendere verso Palazzo del Pero, il gran finale: due materassi abbandonati in mezzo alla vegetazione, pronti per la stagione estiva. Camera matrimoniale vista Cerfone, colazione esclusa e scarico abusivo compreso nel prezzo.
Tutto questo in un tratto immerso nel verde, frequentato da ciclisti, escursionisti e persone che percorrono la zona proprio per godersi il paesaggio. Qualcuno, invece, deve averlo scambiato per il retrobottega gratuito della propria abitazione.
Adesso servirebbero un sopralluogo e la rimozione dei materiali, soprattutto di quello che potrebbe essere fibrocemento contenente amianto. Perché il bosco ricresce, l’erba copre, i rovi si allargano. Ma i materassi e l’eternit, disgraziatamente, non hanno ancora imparato a biodegradarsi per togliere l’incomodo agli incivili.


