Se i padri fondatori pensavano di unire francesi, tedeschi e italiani come in una barzelletta, si erano illusi. Durante la ricostruzione del dopoguerra poteva sembrare possibile, ma la storia insegna che l’unità è sempre stata fragile. I Romani riuscirono a tenere insieme i territori conquistati grazie a leggi comuni e alla lingua latina, che sostituì idiomi come l’etrusco.
Oggi abbiamo i traduttori simultanei, ma interessi divergenti: regimi fiscali diversi che favoriscono alcuni e penalizzano altri, industrie che competono all’interno dello stesso mercato, salvo unirsi solo per la forza delle esportazioni.
Così l’Europa si è piegata ai dazi “trampiani”, rallentando la crescita. La guerra in Ucraina ha mostrato l’inefficacia delle sanzioni: continuiamo a comprare gas e petrolio russo tramite triangolazioni, forse anche passando dagli stessi Stati Uniti o da Paesi NATO, ma a prezzo maggiorato.
Nel frattempo ci si getta a capofitto verso la Cina, già leader mondiale per tecnologia, produzione e mercati. Il paradosso è evidente: un aggiornamento del navigatore europeo costa 200 euro, mentre una scheda cinese equivalente ne costa 20. Questo squilibrio rafforza l’isolamento comunitario. L’unica via d’uscita sembra tornare a contratti bilaterali, prima che le multinazionali si approprino dei nostri tesori. L’Italia è unica per storia e bellezza, ma c’è chi non vuole che lo sia troppo.
È nella singolarità che l’individuo trova libertà. In una comunità si è costretti a compromessi; nelle grandi aggregazioni – Cina, Russia, Stati Uniti, Unione Europea – la libertà si riduce ulteriormente, e con essa la democrazia.


Si dice che Roma non fu fatta in un giorno, e i Romani avevano un bel da fare per tenere a bada i popoli conquistati: basti pensare ai germanici, ai britannici, ai galli.
Con tutti i suoi difetti, le sue carenze e l’attuale stato confusionale, io amo l’Europa. E detesto quel ministro insopportabilmente coglione che rilancia sempre il mantra dei “tappi di plastica” e corre ad abbracciare l’ambasciatore russo.
Il complesso normativo europeo, in decenni, ha imposto regole avanzate in settori che, altrimenti, nell’Italia pigra, politicamente maneggiona e conservatrice, non sarebbero mai state adottate. Nel suo piccolo, anche i tappi di plastica: la plastica è un problema enorme e sottovalutato. E poi, basti pensare alla grande rivoluzione della libertà di movimento e residenza.
Non abbiamo alternative: o si agisce come Europa o saremo schiacciati dai colossi americani e cinesi, se non addirittura da Stati fallimentari come la Russia.
Non è vero che le sanzioni siano inefficaci: non lo sono quanto si vorrebbe, ma le esportazioni russe – soprattutto di gas e petrolio – hanno subito un forte calo. La Russia ne risente e ne risentirà sempre di più, perché reggere a lungo un’economia di guerra, svendendo gas e petrolio a Asia e Turchia, è insostenibile.
Detesto quei governanti che credono di risolvere i problemi facendo i furbi con accordi bilaterali, tenendo il piede in più staffe e agendo ambiguamente.
Vedo Trump e mi sembra un Caligola moderno, come lo chiama Dagospia. Russia, Corea, Iran e persino la Cina mi fanno orrore. La tendenza mondiale è verso una governance sempre più autoritaria.
Come europeo mi sento fortunato e spero che riusciremo a far sopravvivere quest’entità che, nonostante tutto, continua a sembrarmi migliore di tutte le altre.
Circa i tre anni di sanzioni alla Russia, non hanno combinato nulla, se non sequestri a carattere prettamente nei confronti di privati, quelle di carattere finanzuario, sino solo dei oaraventi trasparenti, inoltre il gas e petrolio russo arriva più o meno la stessa quantità, tramite triangolazioni, inoltre esportano il doppio di idrocarburi e gas in Cina a prezzo scontato.
Per il “Viva l’Europa”, lo dico anche io, ma è da venire un Europa con una sola ligislazione, fiscale e commerciale, e stritolati o meno lo suamo già dalle varie potenze.
E per la libertà e democrazia, qualsiasi unione di stati e territori che non hanno una vera unità, come ho detto sopra, e radici diverse e e anche di fisica, geograficamente parlando, devono essere guidati da autocrazie più o meno autoritarie vedi Cina, Russia e gli stessi Usa ( legge elettorale) . Quindi nel singolo individuo ogni uomo ritrova la sua libertà e in una comunità i limiti imposti sono determinsti da una democrazia che più è numerosa, questa comunita o estesa in un territorio piu ampio, ne diminuisce l’intesita e valore!.
Se lei vuol dire che le sanzioni non hanno fermato la guerra è un conto, se invece vuol dire che per la Russia sono acqua fresca penso sbagli di grosso.
Intanto loro stessi prevedono un calo delle esportazioni del 5,3% anche per quest’anno. Che gas e petrolio russo ci arrivino come prima dubito, dal momento che è oggettivo che ci si è rivolti a paesi alternativi – dall’Algeria agli USA – e non si spiegherebbe come mai la Russia è costretta a svendere il petrolio a Cina, India e Turchia.
È vero che ci sono triangolazioni elusive, ma non è che non ce ne siamo accorti delle navi ombra e simili: si stanno prendendo contromisure.
E poi la Russia rimedierà anche con la Cina, ma intanto:
il valore delle loro esportazioni in Cina quest’anno è -8,2%;
la Cina sta esportando in Russia -8,8%.
La loro spesa militare quest’anno sarà al 6,5% del PIL. I prezzi interni dei carburanti sono in forte aumento per i danni provocati dagli Ucraini. L’inflazione è sopra il 7%.
La Russia rimedia attingendo al suo Fondo di Ricchezza Nazionale, ma ovviamente questo diminuisce anno dopo anno.
Insomma, le sanzioni non stroncano la Russia, ma pensare che la Russia possa fregarsene è puerile.
L’Europa è purtroppo lontana dall’essere l’unione ideale che si vorrebbe. Ma forse la gente dovrebbe rendersi conto che la libertà dell’individuo – che per lei è giustamente quella fondamentale – è oggi sempre meno un valore scontato, e noi siamo fortunatamente nel continente dove probabilmente essa è più garantita, anche se a volte ci sembra solo qualcosa di apparente.
Dare per scontato che i grandi agglomerati di Stati e nazionalità debbano essere guidati da autocrazie significa dare legittimità ai vari Putin e Xi Jinping. E le autocrazie sono purtroppo anche in Paesi di rilevanza più limitata, come la Corea del Nord, l’Iran o l’Afghanistan (la lista sarebbe lunghissima).
Io considero il popolo russo, per cultura, molto vicino a noi europei: se lì ci fosse una democrazia, potrebbero fare grandi cose – per loro, essendo potenzialmente forse il Paese più ricco del mondo – e con noi.