Dovevano sparire per non offendere il centro storico. Invece sono ancora lì, cuociono al sole, non si aprono e fanno rimpiangere perfino i vecchi bidoni.
Li avevano presentati come il futuro. Poi li avevano ritirati in fretta e furia dopo la rivolta popolare, come un cantante stonato fischiato alla prima canzone.
Vi ricordate?
Prima erano arrivati i celebri cassonetti color “marrone dignità perduta”, quelli talmente mimetici che l’unica cosa che riuscivano a nascondere era il buon gusto.
Poi, dopo una settimana di proteste, il trasloco lampo. “Li spostiamo”, dissero. E noi, ingenui, avevamo quasi pensato che la città si fosse liberata definitivamente di quello scempio urbanistico.
Macché.
Erano semplicemente andati a fare un giro.
Perché oggi i “bidoni intelligenti” sono ancora in città, anche in alcune zone del centro storico, solo un po’ più defilati. E soprattutto continuano a regalare ai cittadini esperienze che definire innovative sarebbe un insulto alla fantasia.
L’ultima segnalazione arriva corredata da foto e video.
Il problema? Semplice.
Quando il sole picchia sui cassonetti, il pulsante diventa rovente. Prima rischi l’ustione per provarci. Poi, come premio fedeltà, il coperchio non si apre.
Una meraviglia della tecnologia.
In pratica, per buttare la spazzatura bisogna consultare le previsioni meteo o aspettare il tramonto.
Altro che raccolta porta a porta.
Qui siamo alla raccolta sole permettendo.
E così succede quello che chiunque avrebbe previsto: i sacchetti restano accanto ai cassonetti. Non per inciviltà, ma perché se il bidone decide di fare sciopero, da qualche parte la spazzatura dovrà pur finire.
Ma non è tutto.
Le aperture sono così alte che chi ha un cane al guinzaglio deve scegliere: mollare il cane o mollare il sacchetto.
Le bocche di conferimento sembrano progettate per una dieta ferrea dei rifiuti: se il sacco è appena un po’ più grande, non passa. Se passa, non entra. Se entra, il cassonetto magari decide comunque di non aprirsi.
Una specie di escape room ecologica.
Con un dettaglio non proprio trascurabile.
Per installare questi monumenti all’ergonomia al contrario sono stati eliminati anche diversi stalli per le moto nel centro storico.
Insomma, meno parcheggi, più cassonetti, meno funzionalità.
Un capolavoro di ingegneria amministrativa.
La domanda ormai è una sola.
Qualcuno questi cassonetti li usa davvero? Li ha provati prima di installarli? Oppure il collaudo consisteva nell’aprire il coperchio all’ombra, in una fresca giornata di marzo?
Perché tra pulsanti incandescenti, aperture capricciose, bocche troppo piccole, sacchi lasciati fuori e parcheggi sacrificati, il rischio è che l’unica raccolta davvero differenziata sia quella della pazienza dei cittadini.
E quella, ad Arezzo, sembra ormai arrivata al limite del cassonetto.

