Ad Arezzo la Giostra del Saracino ha un cerimoniale preciso: il corteo storico, la benedizione dei giostratori, la lettura della Disfida e lo sciopero dei vigili annunciato a ridosso della manifestazione.
Quest’anno l’appuntamento sindacale è fissato per domenica 6 settembre. Il Csa Ral–Csa Dipartimento Polizia locale ha proclamato uno sciopero di 24 ore del personale non dirigente del comando aretino, salvando naturalmente i servizi minimi essenziali. Una scelta che potrebbe complicare la gestione della viabilità e della sicurezza proprio nel giorno della Giostra, aggravata dalla concomitanza con la Fiera Antiquaria.
Non è una prima assoluta. Già nel 2025 l’agitazione dei dipendenti comunali, compresa la Polizia municipale, aveva messo in allarme Palazzo Cavallo alla vigilia della Giostra del 7 settembre. Allora il sindaco Alessandro Ghinelli aveva assicurato che la manifestazione non fosse in discussione e convocato i sindacati per il 3 settembre.
Passato un anno, cambiato il sindaco e lucidate le armature, il copione è tornato in scena. Una rievocazione storica dentro la rievocazione storica.
Questa volta la vertenza arriva sul tavolo di Marcello Comanducci, che ha conservato per sé le deleghe alla sicurezza e alla Polizia locale. Il nuovo sindaco ha annunciato che incontrerà i rappresentanti dei lavoratori appena il comandante Ameglio Menguzzo avrà presentato il progetto definitivo di riorganizzazione del Corpo.
Tradotto dal burocratese: prima si prepara il progetto, poi si apre il confronto. Nel frattempo, possibilmente, la Giostra si corre da sola e le automobili imparano a disciplinarsi per senso civico.
Le motivazioni dello sciopero, però, sono tutt’altro che folcloristiche. Il sindacato denuncia una carenza strutturale di personale, un’età media elevata degli agenti, l’assenza di un turnover adeguato e la mancanza di una pianificazione capace di compensare i pensionamenti già prevedibili.
A queste criticità si aggiungono la richiesta di formazione specialistica continua, dispositivi di protezione individuale adeguati, Taser e tutele salariali, previdenziali e assistenziali analoghe a quelle riconosciute alle forze dell’ordine.
Il Csa contesta inoltre l’impiego degli agenti in situazioni di malamovida e potenziale ordine pubblico senza una vera configurazione interforze. In sostanza, ai vigili si chiederebbe di stare in prima linea, ma con dotazioni e garanzie che talvolta sembrano rimaste parcheggiate in seconda fila.
Lo stato di agitazione era stato proclamato il 17 maggio. Il tentativo di conciliazione svolto in Prefettura il 21 maggio si era concluso senza accordo. Il sindacato aveva poi sospeso nuove iniziative durante le elezioni amministrative, ma il mancato incontro del 5 agosto e l’assenza di risposte avrebbero fatto ripartire la protesta.
Tra le contestazioni figura anche il mancato rispetto dell’accordo del 3 settembre 2025, che aveva consentito di superare la precedente agitazione e il blocco dello straordinario. Un passaggio che rende la vicenda ancora più circolare: lo sciopero del 2026 nasce anche perché l’accordo che aveva evitato lo scontro del 2025, secondo il sindacato, non sarebbe stato applicato.
Una specie di Carosello dei Saracini amministrativo: si gira intorno, si torna al punto di partenza e alla fine Buratto è l’unico che almeno resta fermo dove deve stare.
Comanducci ribadisce che la Polizia locale è fondamentale e promette un confronto «serio e trasparente». Il progetto di riorganizzazione dovrebbe assicurare una presenza più capillare degli agenti nelle zone maggiormente frequentate da residenti e turisti.
Resta da capire con quale personale. Perché si possono riorganizzare turni, uffici e pattuglie, ma se gli agenti sono pochi il rischio è di ottenere una distribuzione scientificamente perfetta della carenza.
Il 6 settembre la Giostra dovrebbe comunque correre. I cavalieri lanceranno i cavalli verso Buratto, il pubblico raggiungerà Piazza Grande e Palazzo Cavallo cercherà le contromosse. Per trovare un vigile, invece, potrebbe essere necessario consultare il lunario.
Ad Arezzo, del resto, la storia si ripete. La prima volta è una vertenza, la seconda è una tradizione cittadina. Alla terza, probabilmente, finirà nel regolamento tecnico della Giostra.


