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Arezzo, l’ultimo viaggio di Otto: quando una città sceglie di esserci: appello al sindaco

Dalla solitudine alla mobilitazione collettiva: il gesto di una giornalista accende la solidarietà e ricorda che il vero cuore di una comunità si vede nei momenti più silenziosi.

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Arezzo, l’ultimo viaggio di Otto: quando una città sceglie di esserci: appello al sindaco

Dalla solitudine alla mobilitazione collettiva: il gesto di una giornalista accende la solidarietà e ricorda che il vero cuore di una comunità si vede nei momenti più silenziosi.

Morire in silenzio è la paura più grande di molti. Per Otto, ad Arezzo, quel silenzio sembrava inevitabile. Finché un post non ha rotto l’indifferenza, trasformando il dolore in un movimento spontaneo. Non solo parole, ma mani tese, voci pronte a farsi sentire.

Morire in silenzio è la paura più grande di molti.

La morte di Otto non è solo la fine di una vita. È uno specchio che ci costringe a guardare in faccia una domanda scomoda: cosa resta di noi, quando il silenzio prende il posto delle voci che ci conoscevano?

La giornalista Fedora d’Anzeo, con poche righe scritte sui social, ha fatto quello che spesso le istituzioni dimenticano di fare: ha dato un nome alla solitudine, trasformandola in un appello collettivo. Non un esercizio di memoria “a postare” — come lei stessa ha scritto — ma un gesto concreto: organizzare un funerale, un momento in cui qualcuno accompagni Otto nel suo ultimo viaggio.

La risposta è stata immediata. Amici, conoscenti, cittadini qualunque hanno detto “ci sono”. Alcuni ricordano Otto di persona, altri non l’hanno mai incontrato. Ma il filo comune è la convinzione che nessuno debba andarsene così, senza uno sguardo, senza un saluto.

C’è chi ha chiesto che il Comune di Arezzo, nella figura del sindaco, si faccia carico delle onoranze. C’è chi ha offerto tempo, soldi, presenza. C’è chi ha ricordato che Otto una famiglia ce l’ha — almeno due nipoti — ma che, se non sarà la “famiglia di sangue” a occuparsene, allora sarà quella “di affetto” a farlo.

Questa storia non riguarda solo Otto. Riguarda noi. Riguarda la capacità di una comunità di restare tale anche quando la vita si fa dura e scomoda. Riguarda la scelta di non ridurre il lutto a un like o a una frase commossa, ma di sporcarsi le mani, di esserci davvero.

Perché, alla fine, il vero test di una città non si misura nelle feste di piazza, ma nel silenzio di un addio.

Perché la solidarietà spontanea è preziosa, ma serve anche che qualcuno con le competenze e l’autorità necessarie prenda in mano la situazione, per garantire a Otto un saluto dignitoso e certo.

Appello al sindaco

Funerale di Otto – la città chiede un intervento immediato

Signor Sindaco,
la scomparsa di Otto non può passare nel silenzio. Centinaia di cittadini stanno offrendo tempo, risorse e presenza per garantirgli un ultimo saluto dignitoso.

Chiediamo che il Comune di Arezzo si attivi subito per organizzare le onoranze funebri o una commemorazione pubblica, coinvolgendo la comunità e comunicando tempi e modalità in tempi rapidi.

La solidarietà spontanea è importante, ma serve una guida. La città è pronta a fare la sua parte: ora tocca alle istituzioni dimostrare di esserci.

Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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