“Le persone non abbandonano chi amano davvero.
Chi prima, chi dopo, abbandonano chi stanno usando.
Quando qualcuno se ne va dalla nostra vita, spesso ci tormentiamo domandandoci cosa abbiamo sbagliato,
cosa avremmo potuto fare diversamente,
come avremmo potuto impedire quell’abbandono.
Ma la verità è più semplice e allo stesso tempo più dolorosa:
chi ci lascia davvero, nel profondo, non ci ha mai veramente amato.
Era lì per prendere qualcosa, non per restare.
Era lì per ricevere, non per condividere.
L’amore autentico non è una transazione, non è uno scambio in cui si dà solo per ricevere qualcosa in cambio.
Non è un “do ut des” – ti do qualcosa solo se tu mi dai qualcosa – che si consuma nel momento in cui non abbiamo più nulla da offrire.
L’amore vero resta, persiste, resiste anche quando la vita diventa difficile, complicata, scomoda.
Spesso tendiamo a idealizzare i sentimenti e a convincerci che l’amore possa vincere tutto, superare ogni ostacolo.
Ma quando qualcuno se ne va perché abbiamo smesso di essere utili ai suoi scopi, o perché ciò che eravamo non coincide più con ciò che lui o lei desiderava ottenere, capiamo che quel legame era fragile, basato sul bisogno e non sul cuore.
Questo tipo di abbandono è devastante, perché ci lascia la sensazione di essere stati “oggetti”, strumenti nelle mani di chi faceva credere di amarci.
Eppure, nonostante la sofferenza, questo tipo di separazione diventa spesso un momento di grande chiarezza.
È come una luce che illumina la realtà delle relazioni che abbiamo vissuto.
Scopriamo che ciò che credevamo fosse affetto sincero, in realtà, era convenienza travestita da amore.
Scopriamo che eravamo stati scelti non per chi siamo davvero, ma per ciò che potevamo offrire o rappresentare.
L’amore autentico, invece, non abbandona. Può cambiare forma, attraversare momenti di crisi, richiedere spazio, ma non se ne va lasciandoci soli nel dolore senza una spiegazione valida.
Chi ama veramente ci accompagna anche nella separazione, non sparisce semplicemente quando smettiamo di essere utili ai suoi scopi.
Personalmente, ogni volta che qualcuno in momenti di rabbia– che fosse un marito, un figlio o chiunque altro – ha provato a minacciarmi con un:
“Fai così o me ne vado”, io ho sempre risposto con calma:
“Se è così…allora io non ho perso nulla!!
Perché se basta uno screzio, un disaccordo, un diniego, una difficoltà per farti voltare le spalle e andartene, allora significa che non mi sei mai appartenuto veramente.
Credevo di avere un amore, un affetto, un legame… ma era solo un’illusione.”
Le persone che amano non minacciano, non scappano.
Restano, affrontano, si confrontano.
Ma giusto dire: non tutte le partenze sono uguali. Ci sono momenti nella vita in cui andarsene è un atto di sopravvivenza. Quando un uomo picchia una donna, quando c’è violenza fisica, psicologica, economica, quando si viene denigrati, umiliati, annientati ogni giorno, andarsene non è abbandonare.
È salvarsi.
In quei casi…non si è chi se ne va, si è…chi viene spinto a fuggire.
Chi esce da una relazione violenta non rompe un amore: scappa da un inferno!
E ha tutto il diritto – anzi, il dovere – di farlo!
Quindi, la prossima volta che qualcuno ti lascerà, non domandarti cosa hai sbagliato.
Non chiederti dove hai fallito.
Piuttosto chiediti se chi ti ha lasciato era lì perché ti amava davvero o perché aveva bisogno di qualcosa da te.
O perché è scappata da un inferno.
E ricorda che nel primo caso, l’abbandono, per quanto doloroso, è spesso la liberazione da qualcosa che non era mai stato realmente tuo. Ma se sei tu ad andartene per salvare la tua vita o la tua dignità, allora non stai abbandonando.
Stai rinascendo”.
S.S.C.




