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Campagna per l’abolizione degli arpeggi

Un ironico e appassionato manifesto musicale contro la ripetitività e l’egoismo sonoro degli arpeggi

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Campagna per l’abolizione degli arpeggi

Un ironico e appassionato manifesto musicale contro la ripetitività e l’egoismo sonoro degli arpeggi

Diamo un taglio agli arpeggi. Chi fa musica sa di cosa parlo. Alla fine non sono che ripetizioni. Tre note ripetute. Le solite. Sempre le stesse. Un modo semplice per riempire di note un pentagramma. Pratico per far muovere le dita. Lasciamoli in camera, gli arpeggi, insieme agli esercizi. Non portiamoli nelle sale da concerto!

Non sono equilibrati, gli arpeggi. Sono spocchiosi. Orgogliosi. “Tutto nostro! Tutto nostro!” dicono in continuazione. Non vedono il prossimo. Proprio non c’è, il prossimo. Quello che sta a fianco, negli arpeggi, è cancellato. Silenzioso. Assente. Muto. Nemmeno sfiorato. Quanto egoismo. Quanto egocentrismo, a dirla tutta.

Se non ci fosse una tastiera nemmeno lo sapremmo che esiste un “prossimo” a far gli arpeggi. “Ma come, bastan tre note per questa canzone?”. “Certo!” dicon gli arpeggi.

E invece il “prossimo”, quello che ti sta accanto, che ti accompagna, il compagno di una vita e di mille storie, è lì, ma non può parlare. Respira piano per non far rumore. Resta intoccato, non contemplato.

Diamo un taglio agli arpeggi. Basta, davvero. Basta! Fermiamo questa decennale occupazione del suolo musicale. Apriamoci ad un universo sonoro accogliente. Tolleriamo il diverso, quel semitono che a volte fa venire un brivido, a volte risolve un racconto con il solo fatto d’aver detto la sua. Quel tono che sposta regni, elabora territori, insinua prospettive. Diamogli voce. Diamogli suono. Conosciamolo e riconosciamolo. Trasformiamo l’“ar-peggio” nell’“ar-meglio”. Costruiamo una partitura migliore, più inclusiva, più tollerante, più esaustiva. Invitante. Aperta all’incontro. Dialogante. Rivalutiamo i salti, se proprio vogliam saltare: sono più democratici!

Basta con le solite tre note. Tre note all’ottava inferiore. Tre note all’ottava superiore. Sono sempre le stesse. Abbiamo dieci dita, perdinci! Facciamole lavorare, tutte insieme, per un rinnovato amore.

Basta con gli arpeggi! Che nessuno, più, sia ingordo! Diamo vita ad un nuovo accordo!

Gianni Micheli
Gianni Michelihttp://www.giannimicheli.it
Gianni Micheli Giornalista, scrittore, regista, attore, musicista e collezionista di storie. Sulla carta, sul web, in teatro e a scuola, ha una particolare predilezione per la scrittura creativa, la drammaturgia dedicata all’infanzia, la multiculturalità e per il teatro civile. Dal 2012 è uno degli autori della Staffetta di Scrittura Creativa organizzata da BiMed (Biennale della Scienze e delle Arti del Mediterraneo). Nel 2020 è uscito Testone il piccione, Vertigo Edizioni. Nel 2021 con Lezioni d’amore e di chitarra, Edizioni Helicon. Ha collaborato, tra gli altri, con Stefano Massini, Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Dario Brunori, Margherita Vicario, Moni Ovadia, Marisa Fabbri. È apparso sulla Rai e La7. Parte dello staff di Officine della Cultura è responsabile dell’ufficio stampa di alcuni importanti festival nazionali. È tra i fondatori dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. www.giannimicheli.it - www.giannimicheli.eu

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