HomeSatira civicaArezzo, una città di cartone - 2

Arezzo, una città di cartone – 2

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Arezzo, una città di cartone – 2

Di cartoni amiamo quelli animati, certamente non quelli sudici, bagnati e sporchi abbandonati per strada.

Peccato che abbondino, specie nei pressi di Piazza Grande, con i turisti stranieri e italiani che girano intorno, schifati.
Bella presentazione per la città d’arte !!!

Certo, se non li ritirano prima delle 13, la mattinata di chi va a spasso per fotografare monumenti e scorci pittoreschi sarà sempre rovinata.

In tre anni l’Amministrazione non ha risolto nulla, così come le associazioni dei commercianti, parrebbe.

Intanto i cittadini si devono sorbire la marea di scatole e scatolette, senza poter fare nulla.

Non ci stancheremo mai di dirlo, ma una città ostaggio di una lobby (dei commercianti), che può fare quello che vuole, spalleggiata dalla “no governance” pubblica, è una città che non ha dignità.

Finché non si guarderà l’interesse di tutti, e non di una sola parte, Arezzo resterà nella “mediocritas” assoluta.

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4 COMMENTI

  1. Bravo Burattino, gagliardo.
    Non si riferirà mica a quelli che è festa tutto l’anno (coi soldi dei contribuenti!?), che il Natale comincia a novembre, che i residenti possono schiantare l’importante è ristorare, ma anche i non residenti possono schiantare nel traffico l’importante è tappezzare la città di tavolini, che le fabbriche possono chiudere l’importante è l’economia del bicchierino e la movida alcolica.
    Cartoni in centro, bicchieri e bottiglie in Via Pietri, siamo noi ignoranti che non capiamo che sono segni tangibili che la città è viva, sempre più cialtrona ma viva, l’arte mettila da parte.
    Siamo noi che assurdamente ci ostiniamo ad alzarci presto per andare a lavorare anche se la notte non si dorme tra musica troppo alta e ubriachi che berciano ma dobbiamo farlo per pagare tasse e contributi in cambio di questi servizi!

  2. «… più … espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altro ieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.» Italo Calvino “Le città invisibili” – Le città continue I.

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Il Burattino
Il Burattino
Giocatore incallito di verbi e parole, iconoclasta e irrispettoso, non si piega e non si spezza, specialmente quando il gioco si fa duro, egli comincia a giocare. Abituato a prendere botte si difende a colpi di mazza, poliglotta e multietnico, è forse il primo immigrato di Arezzo dalle calde terre dell'Africa.

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