Condominio contro badante: amoreggia nel sottoscala

Provinciale quanto volete ma soprattutto condominiale questa storia dibattuta nel plenum degli inquilini di un signorile palazzo della zona residenziale di Arezzo. Impossibile, però, da trattenere tra quattro mura, tant’è che è vox populi, tra lo stadio e l’Inps. Se non la sanno anche i passanti, ne sono al corrente le palazzine confinanti e i negozianti del quartiere.

Tutto nasce dalle lamentele, prima una e poi due, ma diventano subito tre e poi 6, finché si generalizza il disappunto a tutti residenti nel condominio in cui nottetempo la badante di una vecchia signora ultra ottuagenaria andrebbe di pianerottolo in pianerottolo, evitando l’ascensore, fino a raggiungere il portone principale, aprendolo ad un lui, chi dice arabo chi dice italiano, con il quale andrebbe ad infrattarsi nell’ambiente più intimo della palazzina.

Insomma, ogni notte o quasi la collaboratrice famigliareuna straniera, pare honduregna, chi dice di 30 e chi di 40 anni – starebbe in compagnia dell’amante, in quell’alcova di sottoscala. Chi dice mezz’ora almeno, ogni volta, chi un’ora, ma si sa che in questo genere di cose, se si sta bene, poi va a finire che non si guarda l’orologio.

Andrebbe avanti così da mesi, chi dice dall’estate e chi posticipa l’inizio della tresca a primavera, fatto sta che in quel condominio, non insonorizzato, dalle 23 fino a tardi, si sente un fitto parlottare che, dalla tromba delle scale, sale fino al quinto piano. E a parte il sottofondo di parole incomprensibili, c’è qualche sospiro, qualcuno dice che c’è anche di più, in quegli attimi in cui, tutti si immaginano, l’incontro tra la badante – che è sì badante ma soprattutto è donna – e il suo lui – che arabo o italiano che sia, è soprattutto maschio – raggiunge il turbamento del massimo piacere. Laggiù nel sottoscala, il loro pied-à-terre.

Chi è andato ad accertarsi cosa stesse accadendo – più di uno avrebbe seguito l’esempio del primo condòmino in babbucce recatosi a sondare – ha riferito poi che, sì, era lei, la badante della anziana signora, e non era da sola. Ma, soprattutto, era abbastanza sottosopra.

A chi le ha domandato come mai non lo portasse in casa, lei avrebbe risposto che la signora ha un udito finissimo e, comunque, non le sembra di fare alcunché di male appartandosi nel sottoscala.

E dato che, a quanto pare non è bastato dire basta sia a lui che a lei, i quali, dopo una pausa diciamo diplomatica, hanno ripreso con il loro andazzo, il condominio è passato ad una prima via di fatto.

Si è rivolto all’amministratore, latore di una lettera in cui comunica il disagio manifestato da tutti gli altri al destinatario. Non la signora ultraottuagenaria ma il figlio di lei, il quale, però, non abitando nello stesso palazzo ed avendo fiducia nella serietà della collaboratrice familiare, avrebbe puntato i piedi , respingendo al mittente ogni accusa.

In men che si dica ne è nata una controversia, con tanto di convocazione ufficiale dell’assemblea condominiale, con all’ Ordine del Giorno anche altri punti, ma soprattutto uno: uso improprio dei locali condominiali.

Come andrà a finire? Ai condòmini l’ardua sentenza. Per quanto ci riguarda, arriviamo fino a qui a raccontarvela. Il seguito sarà scritto nel verbale dell’assemblea o può essere appreso anche nei negozi del circondario.

Felice Cini
Mi piacerebbe essere Tristano ma sono Felicino, vorrei essere qualcuno ma sono nessuno. Mi piacerebbe raccontare qualcosa di buono ma non ho argomenti. Vorrei un argomento positivo sul mondo che ci circonda ma non mi piace granché ciò che ci circonda. Scrivo su l'Ortica per la mia passione per ciò che non va bene. Mi assomiglia.

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