Storia di una strada italiana

Narrano gli antichi etruschi che, desiderosi di andare al mare nel fine settimana a Tarquinia, gli abitanti delle potenti città di Arezzo, Cortona, Perugia e Chiusi progettarono una lunghissima strada che collegasse il Tirreno all’entroterra toscano ed umbro. All’apice della potenza etrusca, avendo fondato anche città in Emilia e Romagna, si pensò di prolungare questa strada fino all’Adriatico, per andare a trovare i parenti.Per realizzarla si convocarono molte riunioni a Fanum Voltumnae, un luogo sacro in cui si incontravano i rappresentanti della Dodecapoli, ma non si riuscì mai a trovare l’accordo sul tracciato, neanche quando fu divenne quinto Re di Roma Tarquinio Renzo, di origini etrusche. Egli si dedicò alla costruzione del Circo Massimo, quando capì che una strada da Tarquinia ad Ariminum era di difficile realizzazione.

I successivi imperatori romani, però, ossessionati dalla volontà di lasciare testimonianza della loro grandezza, ripresero questo progetto, convocando tante riunioni tra patrizi delle città coinvolte e cercando di convincerli anche con la forza. Ma questi, furbescamente, riuscirono a portare il progetto in Senato, dove si arenò di nuovo in mille discussioni. Allora, l’imperatore Gigione Matteo Toscanico, temendo un clamoroso flop, si dedicò a tutt’altro progetto, costruendo a tempo d record il Colosseo, anche se non riuscì mai a completarlo con una copertura integrale, dato un parere contrario della Soprintendenza.

Recentemente, in un antico convento, è stato ritrovato un manoscritto risalente al Medioevo, in cui le Signorie di Siena, Firenze, Arezzo e Urbino, si erano alleate per costruire una strada così larga, che potevano passare due cavalli a destra e due a sinistra in senso contrario. Anche qui però, nonostante molte riunioni e accordi commerciali tra le città, il progetto di fermò per volere dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Matteone I° di Sassonia, che impose alle città toscane e umbre di pagare una tassa sulla primo cavallo (la famosa Ta.ca., antenata della Tasi), dissanguando le risorse degli italici.

Il Risorgimento e l’Unità d’Italia portarono nuovo entusiasmo nelle città italiane. Addirittura quando la capitale fu trasferita prima a Firenze e poi a Pontassieve, in attesa di liberare i palazzi romani per trasferirci gli uffici ministeriali, si rispolverò il progetto di una strada che collegasse il Mar Adriatico al Mar Tirreno. Ma il Conte Camillo Renzo di Pontassieve, capo del Governo, si accorse dell’impossibilità di realizzare l’opera, perché prima c’erano da fare altre due-tre guerrettine per finire di unire l’Italia, dopo più di un millennio di attesa. Ancora una volta la strada passò in secondo piano e i soldi destinati ad essa furono usati per comprare dei cannoni e abbattere una Porta a Roma, dato che i residenti abusivi non se ne volevano andare, neanche dopo la notifica di sfratto.

Il resto è storia di oggi. Il capo del Governo, Matteo Renzi, ha appena inaugurato un “Quadrilatero” di strade tra Marche ed Umbria. Un progetto semplice, quasi infantile sulla carta: presa la cartina geografica delle due Regioni, ci hanno disegnato sopra un rettangolo di strade e le hanno costruite, bucando montagne e costruendo lunghissimi ponti. Così gli umbri residenti a Foligno, da oggi, in un’ora sono a mangiare il gelato a Civitanova Marche, mentre gli eredi degli etruschi di Arezzo, per andare a trovare i parenti a Tarquinia ci mettono 2 ore e 15 minuti. E intanto il gelato si è già squagliato.

Luca Salvadori
Aretino di nascita e imolese per amore, divide la sua fede in parti uguali tra: Italia (qualsiasi sport), Arezzo calcio, U.S. Sampdoria, Chiesa Cattolica, Quartiere di Porta Sant'Andrea, Cesa in Valdichiana, Bassolà (quartiere degli Oci senza frontiere). Il tutto con grande equilibrio e faziosità.

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