Arezzo – Fermana 1-0: le pagelle

IL PULLMAN DELLA FERMANA: molto bello, moderno, con lo stemma e i colori societari a completare le fiancate.
Badiamo al sodo, è vero, occorre salvarci.
Ma bisogna farlo con stile.

MOKULU: dobbiamo attaccarci a tutto per salvarci, anche alle sfighe altrui.
L’attaccante del Ravenna, 11 marcature finora, l’unico che all’andata ci sembrò davvero in grado di far male agli avversari, è stato fermato dalla Procura Antidoping per un controllo di routine.
Sembra che il giocatore abbia usato una pomata cicatrizzante senza comunicarlo al medico sociale.
Al netto del fatto che ci pare una cosa di minima gravità, vediamo se questo priverà il principale concorrente dell’Arezzo (il Ravenna appunto) del suo realizzatore migliore.

DANIELE IACOPONI: corre, lotta e prova a tirare. Emblematica l’azione al 26° minuto del primo tempo quando ai limiti dell’area avversaria perde palla, la riconquista con caparbietà e prova il tiro.

LA DIFESA: La Fermana non tira mai e non passa la metà campo, se non in rare occasioni. In ogni caso la nostra difesa oggi ha fatto le cose giuste, semplici, ma giuste. E Sbraga ha fatto valere la sua forza e la sua esperienza.

IL RIGORE: la trasformazione da parte di Alessandro Di Paolantonio al 71° è stata tutt’altro che facile.

Non solo per la tensione e il momento delicato dell’Arezzo, ma anche perché davanti aveva un portiere para rigori come Paolo Ginestra, classe 1979. L’estremo difensore della Fermana ha fatto di tutto per innervosire il rigorista amaranto, fino ad arrivare ai limiti laterali del campo (ma si può?) dove un componente della panchina ha evidentemente “spifferato” da che parte buttarsi.
E infatti Ginestra aveva intuito la direzione del pallone, ma non ci è arrivato per un soffio. Bravo DiPa e bocciata la spia gialloblù.

IL CIPRESSO SULLA COLLINA: guardare la partita con lo sfondo di San Cornelio è sempre un piacere per gli occhi, anche quando la gara è di quelle da cura per l’insonnia. In settimana abbiamo visto molte vecchie fotografie del Comunale, in partite epiche contro il Milan, la Lazio, ma anche contro il Genoa e la Triestina.
In tutte, che siano gli anni ’70 oppure ’80 campeggia sulla cresta del colle, dietro alla Maratona, un maestoso cipresso, raggiungibile a piedi attraverso uno dei sentieri che sale in mezzo al bosco.
Tratti distintivi di una terra meravigliosa, costellata di “colline e ville aretine [che] splendono nel sole, poi cambian colore….”

LA CLASSIFICA (falsa): l’Arezzo ha agganciato il Ravenna e non è più ultimo da solo. Peccato che i romagnoli in questo turno non giocheranno per problemi di Covid. Classifica falsa come una banconota da 7 euro, ma bellina da vedersi.

BOCCIATI
LA VERVE: non c’era.
Ok abbiamo vinto e il resto conta poco.
Ma ci sono ancora otto partite da giocare.
Occorre ritrovare subito grinta, determinazione, verve.
Oggi non c’è stata.
Brava anche la Fermana ad imbrigliare gli amaranto e a condurre una gara in cui dal secondo minuto di gioca i giocatori avversari avevano scritto in fronte “il pareggio ci sta bene”. A loro forse si, a noi no.

L’ATTACCO: sterile e improduttivo. Problema vecchio. Non ricordiamo un tiro in porta, tanto che l’occasione migliore l’ha avuta Sbraga (un difensore) che a un metro dalla porta ha calciato fuori una palla che bastava tirare dritto per dritto senza tanta fatica.

KINSLEY BOATENG: il giocatore di colore della squadra ospite ha dimostrato una ingenuità non comune. In 28 minuti di partita gli riesce quasi tutto.
Prima cade a centrocampo per un presunto fallo, ma l’arbitro non fischia nulla, anzi lo invita con forza a rialzarsi.
Poi si fa ammonire per ben due volte nel giro di pochi minuti, tra l’altro nella prima occasione per aver calciato via il pallone. Rosso e doccia.
Della serie: si era capito subito dalla sguardo dell’arbitro che era meglio rigare dritto. Evidentemente lui non aveva colto questa sfumatura.

IL TEMPO DELLA SOSTITUZIONE: al 19° del secondo tempo, sullo 0-0, esce Altobelli ed entra Di Paolantonio. Per due minuti abbondanti non si capisce cosa sta succedendo. Tutti fermi, tutti si guardano, finalmente arriva il tabellone e si alza con i numeri delle maglie (46 e 31, che tristezza questo calcio, sembra numeri da football americano). Forse non è chiaro che se non ci trasformiamo in lupi bavosi tarantolati, qua non se ne esce.

L’USCITA DI SALA: al 42° del secondo tempo, il portiere amaranto esce ai limiti dell’area di rigore, in una mucchia di giocatori, senza ottenere buon esito nella sua avventura. Un momento di avventata follia che poteva costarci caro, per fortuna il tutto si è risolto nel nulla. E niente, noi siamo così: ci piace soffrire fino alla fine.

CITAZIONE PARTICOLARE

ALESSIO CERCI: non è entrato, ma è sempre stato ai margini del campo a scaldarsi, tanto che si è scolato la maggior parte delle bottigliette di acqua a disposizione della panchina amaranto. E allora che c’entra?
Ecco, la domanda che girava in tribuna stampa era questa: è possibile che uno come Cerci, che ha segnato l’ultimo gol in gare ufficiali alla Juventus, finisca la stagione senza neanche una rete all’attivo?
L’analogia con Marco Cellini, sfortunato attaccante amaranto nella stagione 2017/18, quella della “battaglia totale” è sempre più presente nei nostri pensieri.
E se fosse l’estroso ex nazionale a segnare l’unico e sospirato gol decisivo della salvezza?

Luca Salvadori
Aretino di nascita e imolese per amore, divide la sua fede in parti uguali tra: Italia (qualsiasi sport), Arezzo calcio, U.S. Sampdoria, Chiesa Cattolica, Quartiere di Porta Sant'Andrea, Cesa in Valdichiana, Bassolà (quartiere degli Oci senza frontiere). Il tutto con grande equilibrio e faziosità.

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