AH! Se non ci fossero le mamme!!!

Sono una persona fortunata; lavorare come educatore in un convitto è un vero privilegio; perché una cosa è insegnare una materia ai ragazzi, tutt’altra è cercare di insegnare loro a vivere, passare giorno e notte con loro, mangiare studiare giocare cazzeggiare con loro. Questa premessa è per raccontare situazioni di vita particolari che mi si sono presentate nel corso del mio lavoro.

Il primo personaggio: un bolognese di 14 anni, capitato in provincia di Arezzo quasi per caso: La madre, una bella donna, bionda, elegante, di classe, sempre gentile nei modi e di educazione superiore, lo aveva spedito da noi forse perché stanca di doversi continuamente occupare di un figlio malaticcio e petulante, pur continuando a seguirlo telefonicamente e con frequenti visite in convitto che, vista la procacità della signora, non lasciavano indifferenti noi educatori maschi.

Un pomeriggio, appena preso servizio, mi ritrovo con alcuni dei convittori, fra i quali il nostro amico, a discorrere con una delle signore che di mattina, i ragazzi a scuola, si occupano delle loro camere. L’operatrice si lamentava coi ragazzi delle pessime condizioni nelle quali lasciavano le loro camerette, parlando, tra l’altro, di lenzuola sporche, al che mi è scattata la solita vecchia battuta: “ragazzi non toccatevi di notte che poi diventate ciechi”. Pronta e spontanea la risposta da parte del ragazzo “mia madre ha un cassetto pieno di vibratori, li usa spesso ma ci vede benissimo” e se ne va senza attendere replica, con noi basiti perché abbiamo intuito che la verità gli era ingenuamente sfuggita di bocca!

Hobo scolastico, dopo una vita dedicata alla musica, racconta le peregrinazioni da un convitto all’altro della provincia di Arezzo, tra giovani speranze, scherzi, vigliaccate e incontri di varia umanità. “This land is my land”.

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