Se ieri, durante la presentazione della Giostra, avevamo notato come Sant’Andrea fosse presente in ogni quartiere e come la sua scuola, nata ormai oltre vent’anni fa, si fosse imposta sulle altre, la Piazza ha decretato che l’originale resta sempre il migliore.
Sono infatti i biancoverdi ad aggiudicarsi la 149ª Giostra del Saracino, raggiungendo quota 40 vittorie, staccando i rivali di Porta Crucifera e portandosi a una sola lunghezza da Porta Santo Spirito.
In una caldissima sera di giugno, il clima in Piazza era ancora più rovente. La rivalità tra Sant’Andrea e Porta Crucifera ha acceso subito la miccia fin dalla prima carriera. In piazza San Giusto, il passaggio di Bruni e Tavanti, accompagnati da Martino Gianni come allenatore, in casa giallocremisi era stato uno smacco che andava in qualche modo regolato. E quale modo migliore se non vincere e dimostrare agli avversari che la loro scelta era stata sbagliata, imponendosi e portando a casa la Lancia d’Oro?
Così è stato. E già dalla prima tornata si capisce che sarà una Giostra nervosa. Leonardo Tavanti ha problemi con Marruca, che non ne vuole sapere di dirigersi verso il Pozzo. I figuranti biancoverdi ne approfittano con qualche disturbo verbale mentre il giostratore passa davanti alla loro postazione. Porta Crucifera apre così la Giostra con un 4 che non rappresenta certo un punteggio esaltante.
Gli altri cavalieri marcano tutti cinque punti e, al termine della prima tornata, Colcitrone si ritrova unica a inseguire. Ottima la carriera di Lorenzo Bruni, che centra il massimo punteggio. Poi Porta del Foro e Porta Santo Spirito non replicano il centro e così Saverio Montini si ritrova tra le mani la possibilità di chiudere immediatamente i giochi.
Serve un centro, certo, ma il giostratore ha nelle sue corde il colpo del campione. E lo tira fuori come solo un grande cavaliere sa fare. Non è aiutato dalla sua cavalla Bianca, che parte malissimo, ma Saverio la rimette subito in carreggiata e colpisce un cinque che non necessita di misurazioni: la lancia copre interamente il cerchio.
Sant’Andrea esulta ancora prima del verdetto ufficiale e gli altri quartieri, con le pive nel sacco, preparano armi e bagagli per tornare, mesti, nelle rispettive sedi.
La festa si concentra così in una sola parte della città e la lunga notte di baldoria invade la zona di Trento e Trieste. Silenzio, invece, nelle altre aree cittadine.
Tra gli altri protagonisti merita una menzione particolare Giulio Vedovini, altro esordiente in Piazza, chiamato a presentarsi in sella a Pesca, cavalla mai provata nella lizza. L’animale affronta la confusione con una calma olimpica, quasi estraniandosi da tutto ciò che la circonda, e il giovane cavaliere centra un cinque nettissimo.
Qualche recriminazione, invece, riguarda altri due punteggi. Il cinque di Marmorini è parso a molti più vicino a un quattro, mentre il quattro assegnato a Cicerchia è sembrato a gran parte del pubblico, anche dopo i consueti replay sui telefonini, un centro pieno. La Giuria dispone ormai da anni di strumenti che difficilmente possono indurla in errore, ma le polemiche si placheranno, oppure si riaccenderanno, quando a febbraio verranno esposti al pubblico i cartelloni.
Le continue scaramucce tra Sant’Andrea e Porta Crucifera hanno portato anche all’espulsione dalla Piazza del Maestro d’Arme del quartiere che, poche ore più tardi, avrebbe festeggiato la vittoria.
In conclusione, possiamo affermare che è stata una Giostra molto bella, ricca di colpi di scena e combattuta su livelli altissimi. Da qui a settembre, chi è uscito sconfitto avrà tutto il tempo per studiare quei particolari che possono valere pochi millimetri e consentire di essere ancora più competitivi, impedendo a chi oggi ha vinto di chiudere l’anno con il famigerato “cappotto”. Ma questa è una storia che racconteremo nei prossimi mesi.


