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Favole dell’abbandono: Favole alle scarpe

Una favola ironica e malinconica sugli oggetti che ascoltano, sognano e cercano un posto nel mondo

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Favole dell’abbandono: Favole alle scarpe

Una favola ironica e malinconica sugli oggetti che ascoltano, sognano e cercano un posto nel mondo

Non si devono leggere le favole alle scarpe. Non è opportuno. Potrebbero appassionarsi e prenderle per vere. E fare cose sconsiderate. Come accadde ad un paio di stivali quel pomeriggio che ascoltarono, forse per sbaglio, la favola de “Il gatto con gli stivali”.
– Che stivali fortunati – disse lo stivale destro.
– Viaggi, castelli, inganni eleganti… – aggiunse il sinistro.
– … e un padrone diventato marchese! – concluse il destro.
Detto fatto si guardarono e scapparono dalla loro casa. Non c’erano animali, si dissero con un colpo di tacco.
Al primo angolo, seduto su un muretto a leccarsi una zampa, incontrarono un gatto tigrato.
– Vuoi provare dei veri stivali? – chiesero pieni di speranza.
Il gatto li guardò dall’alto in basso.
– Siete troppo alti. Il mio baricentro deve stare basso. E poi siete troppo neri: io preferisco il mistero, non il lucido.
Il gatto se ne andò senza salutare. Fanno così i gatti. E gli stivali ripresero a camminare.
Dietro ad un cancello incontrarono un cane da guardia, grande, fedele e con un po’ di bava che gli scendeva dalla lingua all’aria.
– Possiamo entrare? – domandarono gli stivali.
Il cane leccò lo stivale destro poi quello sinistro e infine sentenziò:
– Siete troppo eleganti. Io corro, salto, mi sporco. E poi fate rumore anche da fermi. Vi ho sentito arrivare mentre stavo ancora finendo di mangiare.
Un Bau e addio.
Sulla strada che portava in campagna trovarono un cavallo dal passo lento e nobile.
– Tu sì che sei alto, elegante e importante – dissero gli stivali. – Con te potremmo fare grandi cose!
Il cavallo scosse la criniera e senza mai fermarsi rispose:
– Siete stretti. E poi… io ho già i ferri. E son pesanti abbastanza. Di un’altra prigione non ho bisogno.
Poco dopo fu la volta di una volpe, che farfugliò:
– Troppo a punta.
A seguire toccò ad un riccio che borbottò:
– Troppo ghepardati.
Sulla riva di un laghetto chiesero anche ad un anatroccolo, sebbene tremassero dalla paura di finire in quell’acqua scura.
– Troppo seri! – rispose l’anatroccolo e nuotò via.
Quando il sole cominciò a scendere gli stivali videro una panchina e vi si sdraiarono sopra, uno accanto all’altro. Erano stanchi non poco. Depressi quanto basta.
– Forse non siamo fatti per le favole famose – disse lo stivale destro.
– O forse – rispose il sinistro, sbadigliando – siamo una favola che non ha ancora trovato il suo lettore.
– E chi l’ha detto? – Li interruppe la panchina.
– Non vi posso portare in giro ma potete restare, se vi fa piacere. E raccontarmi la vostra favola.
Gli stivali, meravigliati, dapprima non risposero nulla. Restarono lì, in silenzio. Anche perché, ad essere sinceri, per iniziare una favola basta questo. Poi cominciarono:
– Non si devono leggere le favole alle scarpe!

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Gianni Micheli
Gianni Michelihttp://www.giannimicheli.it
Gianni Micheli Giornalista, scrittore, regista, attore, musicista e collezionista di storie. Sulla carta, sul web, in teatro e a scuola, ha una particolare predilezione per la scrittura creativa, la drammaturgia dedicata all’infanzia, la multiculturalità e per il teatro civile. Dal 2012 è uno degli autori della Staffetta di Scrittura Creativa organizzata da BiMed (Biennale della Scienze e delle Arti del Mediterraneo). Nel 2020 è uscito Testone il piccione, Vertigo Edizioni. Nel 2021 con Lezioni d’amore e di chitarra, Edizioni Helicon. Ha collaborato, tra gli altri, con Stefano Massini, Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Dario Brunori, Margherita Vicario, Moni Ovadia, Marisa Fabbri. È apparso sulla Rai e La7. Parte dello staff di Officine della Cultura è responsabile dell’ufficio stampa di alcuni importanti festival nazionali. È tra i fondatori dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. www.giannimicheli.it - www.giannimicheli.eu

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