Arezzo, zona Agazzi —Stava lì tranquillo, tra un miagolio e una ciotolina, quando arriva ‘sto disgraziato con la mira da Rambo e il cervello da tordo: colpo secco e via, addio Brando!
Un micione randagio, buono come il pane e col vizio di fidarsi dell’uomo (errore tragico, oggi), s’è preso una pallottola nel pancino.
Il veterinario, il dottor Stocchi, l’ha operato d’urgenza, gli ha tolto il proiettile e sistemato il diaframma — ma Brando, poveraccio, non ce l’ha fatta. L’associazione Casa Mauu, invece di limitarsi alle lacrime, ha deciso: denuncia, indagini e anche una statua per il micio martire.
“Un gesto orribile, crudele, fatto con volontà e l’intenzione di colpire un povero essere indifeso”, dicono.
Traduzione: “Chi t’ha sparato, bestia, si merita di trovarsi una colonia felina in salotto e un veterinario nell’armadio!”.
Casa Mauu ha lanciato una raccolta fondi per costruire una statua del gatto. Non per farne un santo, ma per ricordare che certi bipedi, armati e senza neuroni, girano ancora.
E per chi pensa “era solo un gatto”, ecco la risposta del popolo felino:
“Eh sì, era solo un gatto… come tu sei solo un cretino.”
Il proiettile, pare, venga da una pistola o una carabina — e se si trova il responsabile, credo che gli fanno recitare il rosario con una colonia di randagi sulle ginocchia.
Non si sapeva nemmeno come si chiamava. Ma dopo la morte, l’hanno battezzato: Brando.
E se le statue servono a ricordare gli eroi, allora questo micio lo è più di tanti umani.
Perché lui si fidava. E c’è voluta la mano di un codardo per spezzare quella fiducia.

