“Nel 1929, Virginia Woolf pubblicò “Una stanza tutta per sé”, un saggio destinato a cambiare il modo in cui le donne avrebbero pensato a se stesse. Intellettuale raffinata, scrittrice dalla sensibilità acuta, Virginia Woolf , conosceva bene i limiti imposti alla sua epoca: anche lei aveva dovuto combattere contro pregiudizi e restrizioni che volevano confinare le donne in ruoli predefiniti.
In quelle pagine scrisse che «una donna deve avere denaro e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi». Non era solo un consiglio per chi aspira a scrivere:
era un manifesto universale per il mondo femminile.
Significava che per coltivare il proprio talento e la propria identità servono indipendenza economica e uno spazio fisico e mentale in cui sentirsi libere.
Molti anni dopo, un’attrice amatissima come Catherine Zeta-Jones disse sorridendo: «Perché un matrimonio funzioni, ogni uomo e ogni donna dovrebbero avere un bagno tutto loro.»
Una frase leggera in apparenza, ma profondamente vera:
il rispetto e l’armonia si alimentano anche proteggendo la propria intimità.
Ma non tutte le case hanno due bagni.
E non tutte le donne possono permettersi una stanza personale.
Io stessa, pur vivendo in spazi ampi, non ci ho pensato subito; solo quando i figli hanno lasciato casa ho deciso di crearmela.
E così, con pochi soldi e tanto amore, è nata la mia stanza bianca da principessa, un luogo in cui dopo le 23.00 mi rifugio, che custodisco gelosamente e da cui traggo un grande benessere.
Lo spazio è un simbolo: rappresenta il diritto di ogni donna a staccarsi, anche solo per poco, da ruoli e obblighi.
È la possibilità di dire: «Questo momento è mio.»
Lo stesso vale per il “bagno proprio” di cui parlava Catherine Zeta-Jones: non è una questione di piastrelle, ma di confini.
Bene per chi se lo può permettere.
È il diritto di non dover condividere ogni gesto e ogni attimo, di avere una “zona franca” dove ricaricarsi, lontano dalle richieste familiari incessanti.
Per secoli le donne hanno vissuto sotto l’egida di un marito, con molti doveri e pochissimi diritti.
Oggi molte lavorano fuori casa e affrontano un “secondo turno” domestico appena rientrate.
Per questo, più che mai, è legittimo reclamare momenti di libertà, spazi propri — reali o simbolici — dove riposare corpo e mente.
Perché la verità è che ogni donna merita un luogo dove poter tornare intera.
Che sia una stanza, un bagno, una poltrona o un angolo di cielo, ciò che conta è che lì nessuno le chieda nulla… se non di essere se stessa.
E in quello spazio, piccolo o grande, ricorda che non stai togliendo niente a nessuno:
stai solo restituendo vita a te stessa (con beneficio di tutti oltretutto).
E se un giorno sentirai di non avere più spazio, ricorda che puoi sempre crearlo.
Puoi ritagliarlo tra un respiro e l’altro, tra un pensiero e il successivo, tra una porta che si chiude e un sogno che si apre.
In quel luogo — anche se invisibile agli altri — troverai la tua voce, il tuo silenzio e la tua pace.
Perché il mondo può attendere, ma la tua anima no”.
S.S.C.


