Fumare fa male, soprattutto ai giornalisti irascibili

Scena: tabaccheria di Arezzo.
Lì si gioca al Lotto e Superenalotto, si effettuano versamenti, si acquistano sigarette.
Due giorni fa c’era una coda piuttosto lunga di fronte al bancone.

Protagonisti: un libero professionista in coda e un giornalista cui la coda non piace troppo.

Accadimenti:

Il giornalista – ci è stato raccontato – cerca di saltare la coda esibendo una banconota  all’esercente ( e anche alla gente in fila), giusto per far capire che lui non sta lì a perdere tempo per un pacchetto di sigarette.

Il libero professionista gli fa notare che la coda ha le sue regole e lui non può furbeggiare come se niente fosse.

Così il  giornalista si mette in coda, ma non sopporta né stare in fila, né la figura fatta.

A un certo punto, come dal nulla, emerge il braccio del giornalista che molla una manata  al professionista.
Quest’ultimo non la prende bene e reagisce.
Baruffa con botte.

Il giornalista lascia il negozio e va nella redazione dell’organo d’informazione per il quale lavora.
“Assolda” un collega  per fargli fare da testimone e torna in tabaccheria.

Nel negozio si riaccende la rissa al grido di “lei non sa chi sono io!
Sono un giornalista…” e stavolta il cronista pare che soccomba.
Pronto soccorso e denunce inevitabili.

Chi avrà ragione?

Noi dell’Ortica non lo sappiamo.
Ma la figura di cacca sappiamo chi l’ha fatta…

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

4 COMMENTI

  1. Chi si nasconde dietro lo pseudonimo Pietro Aretino non conosce neppure la prima regola che separa un cronista (non diciamo neppure un giornalista) da uno scribacchino imbrattacarte. Cioè la verifica della notizia, che sola divide il diritto di cronaca dalla diffamazione. Io sono, per rispettare il fragile velo dell’anonimato, il giornalista irascibile cui le sigarette fanno male. Peccato che codesto organo di informazione (si fa per dire) non si sia minimamente preoccupato di verificare con me la fondatezza di quanto evidentemente al vostro sito ha raccontato l’altro protagonista, sempre per rispettare il fragile velo dell’anonimato, che poi non è affatto un libero professionista ma un lavoratore autonomo dai discutibili precedenti penali e con tutta evidenza uno col cazzotto, e anche il calcio, facile. Come dimostrano alcuni episodi che lo vedono protagonista delle cronache giudiziarie.
    Bene, le cose, signor Pietro Aretino, non sono affatto andate per come lei le racconta sulla base di informazioni farlocche. In realtà, il signore in questione stava sulla porta della tabaccheria, in coda in una delle due file che si erano formate in negozio, quella delle sigarette e quella dell lotto (a dire il vero non so neppure in quale delle due fosse in coda). Poichè ostruiva l’entrata, gli ho chiesto permesso per entrare e poi mi sono messo in fondo al negozio, con in mano i sei euro per comprare le sigarette. Dopo qualche minuto, mentre ero ancora lontanissimo dal banco, il signore in questione mi ha inopinatamente accusato di aver tentato di saltare la fila. Si noti bene che la madre del titolare, che stava servendo, non mi ha affatto dato le sigarette, tanto ancora ero lontano da lei. E non si vede in queste condizioni quale coda avrei potuto saltare.
    Comunque sia, per evitare spiacevoli diatribe, ho fatto per uscire dal negozio, rinunciando all’acquisto. Senonchè il signore in questione, che indossava un paio di pantaloni bermuda cachi e una maglietta mimetica, ha d’improvviso alzato la sua gamba contro la mia caviglia, facendomi sgambetto. Ho perso l’equilibrio ed è vero che quando l’ho difficoltosamente recuperato gli ho appoggiato (APPOGGIATO, non percosso) una mano sulla faccia, chiedendo cosa stesse facendo. La risposta è stato un primo violento manaccione al volto. Per non accettare provocazioni, me ne sono comunque andato, richiamato dopo qualche metro (una decina) dalle invettive del “libero professionista” che mi hanno costretto a voltarmi. In mano brandiva i miei occhiali da sole Prada, che mi aveva sottratto nella confusione e che ha scagliato sul marciapiedi per poi calpestarli ripetutamente con un ghigno feroce fino a distruggerli completamente, Particolare fondamentale, che il signore in questione e il suo portavoce Pietro Aretino, poco preoccupato di accertare la verità dei fatti, omettono completamente.
    Ovviamente sono tornato indietro e ho chiesto conto al signore delle sue azioni, sollecitando il rimborso degli occhiali distrutti. Inevitabile la lite, ma sfido chiunque a dire cosa avrebbe fatto dinanzi alla distruzione proditoria degli occhiali. In ogni modo, io non ho neppure sfiorato l’altro protagonista, che invece veniva trattenuto a forza dal padre del titolare, finchè non è riuscito a sfuggirgli e a scagliarsi contro di me. Mi ha spintonato con tutte le sue forze, mi ha gettato a terra e mi ha colpito vigliaccamente con calci e pugni in testa fino a lasciarmi con contusioni al volto e soprattutto agli occhi che mi hanno costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Di tutto ciò fanno sicuramente fede le telecamere interne del negozio. Da notare che in tutto questo movimentato episodio io non mi sono mai qualificato come giornalista nè tantomeno ho detto lei non sa chi sono io. E’ stato il signore in questione che mi ha chiamato “giornalista” perchè evidentemente mi aveva riconosciuto, forse per un pezzo scritto su una sua condanna in tribunale. Tantomeno ho avuto il tempo e il pensiero di salire in redazione per “assoldare” un collega che mi facesse da testimone. Al giornale sono arrivato solo quando sono riuscito a divincolarmi dalla furia selvaggia del mio aggressore per farmi mettere un po’ di ghiaccio sugli occhi dai colleghi. A quel punto ho potuto finalmente chiamare una pattuglia della Volante e poi recarmi al pronto soccorso, da dove, dopo le prime cure e il referto, mi sono spostato in questura per presentare denuncia. Della quale, a richiesta, sono pronto ad esibire una copia.
    Questo per la verità dei fatti e per ristabilire un minimo di equilibrio nella versione del tutto falsa e diffamatoria di “Pietro Aretino”, inbeccato, senza un minimo di cautela da parte sua, dal mio aggressore. Nella speranza che la prossima volta si premuri di verificare le notizie invece di scrivere fandonie a comando. Mi riservo ovviamente ogni libertà d’azione giudiziaria nei confronti dell’autore dell’articolo e del sito che l’ha ospitato. Spiace solo che l’uno e l’altro ignorino i fondamenti più elementari della professione giornalistica.

  2. Bene. Detto che la nostra è una testata sui generis, caro Sman, la sua è la versione di una parte e la pubblichiamo volentieri. L’altra resta quella dell’articolo.

  3. La mia, Pietro Aretino, è una versione di parte quanto quella che lei nell’articolo qui sopra smercia per verità dei fatti, dopo aver attinto a una sola fonte e avvelenata, cioè l’aggressore, l’unico che abbia alzato le mani provocando lesioni e percosse. Sfido lei, l’aggressore e chiunque a dire chi è dovuto andare al pronto soccorso oltre a me. Il che mi pare chiuda la questione sulle responsabilità. Qui ci sono una vittima (io) e un aggressore (l’altro). Il vostro tentativo di invertire i ruoli è pesantemente diffamatorio e lei, Pietro Aretino, ne risponderà in tribunale insieme al direttore responsabile del suo sito che ha omesso di controllare i contenuti del suo articolo. La sfido a dimostrare che io una sola volta nella mia vita abbia saltato prepotentemente una fila, la sfido a dimostrare che io una sola volta nella mia vita abbia attaccato briga e usato le mani con qualcuno. La sfido ad andare a controllare in tribunale i miei precedenti penali (inesistenti) e quelli del mio aggressore (corposi). Il che la dice tutta su chi possa aver innescato lo sgradevolissimo incidente. Signor Pietro Aretino, è vero che c’è una figura di c… (come la definisce lei) in questa storia. E mi spiace ricordarle che è tutta sua, che non controlla le notizie di cui viene in possesso, oltre che di chi mi ha aggredito proditoriamente e vigliaccamente, infierendo su una persona a terra.

  4. Signor Piero Aretino non si permetta, ha ragione Sman !!!!!

    Peccato però che sia le videoriprese fatte acquisire su richiesta del “pregiudicato” nonché poi i TESTIMONI successivamente identificati, confermino esattamente e in modo INEQUIVOCABILMENTE CRISTALLINO la versione data dal libero professionista……..😂😂🤣🤣

LASCIA UNA RISPOSTA