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Frecciarossa si ferma nei campi: a bordo c’era pure il capo delle ferrovie

Oltre 330 passeggeri bloccati sotto il sole tra Chiusi e Rigutino. Sul treno anche l’amministratore delegato di Rfi, che ha potuto verificare personalmente l’efficienza del servizio

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Frecciarossa si ferma nei campi: a bordo c’era pure il capo delle ferrovie

Oltre 330 passeggeri bloccati sotto il sole tra Chiusi e Rigutino. Sul treno anche l’amministratore delegato di Rfi, che ha potuto verificare personalmente l’efficienza del servizio

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali

Quando si dice controllare il lavoro direttamente sul campo. Anzi, direttamente nel campo.

Nel pomeriggio di giovedì 16 luglio, un Frecciarossa partito da Salerno e diretto a Torino si è guastato lungo la linea dell’Alta velocità tra Chiusi e Rigutino, al confine tra le province di Siena e Arezzo.

Il convoglio si è fermato intorno alle 18.30 in aperta campagna, sotto il sole estivo e con 332 passeggeri a bordo. Una specie di agriturismo ferroviario improvvisato, senza piscina, senza aperitivo di benvenuto e con il lieve inconveniente di non poter scendere.

Tra i viaggiatori bloccati c’era anche Aldo Isi, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Una coincidenza quasi poetica: il massimo dirigente della rete ferroviaria nazionale fermo su un treno immobile, nel luogo ideale per osservare da vicino un’infrastruttura che, in quel momento, aveva deciso di prendersi una pausa di riflessione.

Niente relazioni tecniche, niente grafici e niente riunioni in PowerPoint. Per comprendere davvero il funzionamento delle ferrovie italiane è bastato un biglietto, un guasto e il sole delle sei e mezzo di sera.

I passeggeri sono stati successivamente trasferiti su un altro treno, mentre il blocco ha provocato ritardi a cascata fino a 90 minuti per una ventina di convogli.

L’Alta velocità, insomma, è rimasta alta soprattutto nelle temperature.

Per quasi un’ora e mezza, lungo la linea ferroviaria, si è creato un esperimento nazionale di pazienza collettiva: treni fermi, passeggeri in attesa e tabelloni delle stazioni impegnati a trasformare la parola “ritardo” in una forma d’arte contemporanea.

La presenza dell’amministratore delegato di Rfi ha comunque offerto ai passeggeri una rara consolazione. Non capita tutti i giorni di poter protestare contro le ferrovie avendo il vertice dell’azienda già a bordo, senza nemmeno dover compilare un modulo online o attendere quaranta minuti al call center.

Resta da capire se, una volta ripartito, Isi abbia ricevuto le consuete scuse per il disagio oppure se abbia dovuto presentarle direttamente a sé stesso.

L’episodio si è concluso con il trasbordo dei viaggiatori e la progressiva ripresa della circolazione. Restano i ritardi, il caldo e una certezza: in Italia perfino l’amministratore delegato delle ferrovie può arrivare tardi a causa delle ferrovie.

Una forma avanzatissima di democrazia.

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