I conti correnti aretini affogati nel digitale

C’è qualcosa di paranoico in questa rincorsa delle banche alla tecnologia informatica, o forse no.

Chi ancora ha il coraggio di frequentare il salone di qualche banca si accorge dei cambiamenti in atto e del disagio degli stessi dipendenti che sembrano ancora lì per caso, provvisori, in attesa di essere utilizzati in ben altre mansioni.

Così, in saloni dove prima venivano aperte 15 casse ora ne aprono appena due.
Senti i clienti in attesa “busicare” sempre più rumorosamente non capendo che si tratta di una vera e propria strategia aziendale:

eliminare la clientela fisica nelle filiali e costringerla ad operare nel digitale.

Al diavolo il rapporto diretto con il cliente, affanculo l’anziano che non sa nemmeno cosa voglia dire digital code.
E’ la modernità bellezza.

Così capita di trovare in quei luoghi il vecchio parroco di una chiesa cittadina che disperato mi dice:

Ma qui son tutti matti, non mi prendono più nemmeno gli spiccioli delle offerte, perdono troppo tempo.

E pensare che ora sono anche pochi, come i fedeli che frequentano la chiesa – aggiunge.

Ma in realtà c’è qualcosa di più subdolo in tutta questa tecnologia.

Apri un conto corrente e molto efficientemente ti arrivano subito le e-mail relative al contratto, documento di sintesi, foglio informativo ecc… oltre duecento pagine on line scritte strette strette che nessuno leggerà mai.
Provi a stamparle e le condizioni del conto che sembravano quasi buone salgono vertiginosamente perché ci rimetti una cartuccia toner da almeno 17 euro.  Non dovevi stamparle, ti dicono.
Certo leggetele voi 200 pagine on line, dove in un posto nascosto si possono trovare i veri inghippi che fanno la differenza.

Però ti arriva l’estratto conto trimestrale.
Bene, peccato che in allegato ci siano quelle maledette modifiche delle “condizioni unilaterali del contratto” spalmate in altre 56 pagine illeggibili e tu non sai che cazzo hanno modificato.
Le stampi?
Altre 17 euro di toner.
Il linguaggio tenuto in queste informative fa bella concorrenza ai comunicati sindacali degli anni ’80: praticamente illeggibili.

Già, le “modifiche unilaterali del contratto” quelle maledette clausole che le aziende cambiano a piacimento dandoti qualche settimana di tempo e se non le accetti vaffanculo.

Ora ti chiedono la firma digitale anche allo sportello.
Cioè tu firmi, firmi, non sai cosa hai firmato e le copie ti arriveranno dopo per e-mail: bisogna avere fiducia (?).

Bella la modernità.

Il parroco che si lamentava degli spiccioli che non venivano più ritirati mi dice:

Forse hanno ragione loro, il nostro mondo più umano è proprio finito.

 

2 COMMENTI

  1. Ma sto Petrai che parla sempre di banche ci ha lavorato o ne ha una ???? Basta parlare di banche dai, tanto di soldi ne girano pochi caromio.

  2. Caro Gennaio, Lei è rimasto un po’ indietro. Nel frattempo ci sono state altre decine di pezzi che hanno trattato dalla musica agli animali a problemi della città. Parlo anche di banche perché toccano un nervo scoperto dei cittadini e non sarà certo un “basta parlare di banche” per farmi smettere.
    Caro Gennaio, magari commenti con il suo vero nome e la faccia, e si aggiorni perché vorrei ricordarle che siamo già a marzo!

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