Grande moschea e tribunale islamico al Centro Affari e Convegni di Arezzo

 Ebbene, sì, il Comune cede area ed immobili alla comunità islamica di Arezzo: nel 2018, al posto del Centro Affari e Convegni, lì, in via Fleming, sorgeranno una grande moschea dalla cupola dorata, il Centro di Studi Coranici , una grande madrasa e il tribunale islamico. E di clamoroso c’è anche da dire che il cadì, ossia il magistrato che lo presiederà, prima della conversione era del clero del Vescovado di Arezzo.

Niente sgomento e se qualcuno, a questo punto, ha già esclamato un “vaffanculo, questo è uno scherzo!”, e magari a qualcun altro scappa pure un ennesimo “meschino” all’indirizzo del sottoscritto, sappiate tutti che neanche è un clamoroso abbocco. Questa è ucronia. E il suo autore è uno scrittore aretino.

Si chiama così un genere letterario molto speciale. Non di fantascienza e di fantapolitica. Il genere ucronico è piuttosto basato sulla narrazione di eventi coerente con la storia. Ma è storia simulata. Il che non significa inventata di sana pianta come I viaggi di Gulliver. E con l’attualità che diventa una cronaca alternativa. In esso primeggia uno scrittore aretino, tradotto anche all’estero, autore di una biblioteca di libri, tra romanzi e racconti. Lui è Pierfrancesco Prosperi e questa è una pagina de La Terza Moschea. Cronologicamente l’ ultimo di una fortunata trilogia di romanzi in cui l’Europa è islamizzata, l’Italia è per metà dominata da un regime maomettano e ad Arezzo…

La grande moschea di Arezzo sorgeva alle porte della città, nella posizione forse più importante e privilegiata per chi arrivava dall’autostrada: nel punto esatto in cui il raccordo che collegava Arezzo con il casello dell’A1 a Battifolle incrociava l’anello della tangenziale che avvolgeva la città. Era un po’ il “luminoso biglietto da visita di una città timorata di Dio”, come aveva detto con soddisfazione l’Imam Barontini durante la cerimonia di inaugurazione, quattro anni prima.

Al di là del raccordo si stendevano tuttora, desolatamente, i capannoni in cui nel secolo precedente generazioni di operai, e soprattutto di operaie, avevano spremuto la loro fatica in una delle più grandi fabbriche di confezioni d’Italia, andata fallita dopo la scomparsa dei propri paladini politici, e dopo che il nome di uno dei titolari era stato trovato in un certo elenco di iscritti in una loggia massonica segreta, in compagnia di mille altri nomi altisonanti (…).

Sul terreno di fronte, alla fine degli anni Ottanta si era iniziato a costruire il nuovo Centro Affari e Convegni, quello che avrebbe dovuto essere il principale polo fieristico della città. Il fabbricato, nato con linee singolarmente sgraziate, in un coacervo di stili, colori e materiali, si era poi sviluppato come una metastasi, invadendo l’intero lotto di pertinenza con una serie di bassi capannoni dall’aspetto precario, rivestiti in lamiera grecata, che per decenni erano stati abbattuti e ricostruiti in una sorta di delirio schizofrenico.

Quando, attorno al 2018, i lavori erano stati dichiarti conclusi e la struttura aveva assunto un aspetto più o meno definitivo, (…), il Comune aveva deciso di cedere area ed immobili alla Comunità Islamica di Arezzo. Il cantiere aveva riaperto immediatamente e dopo solo tre anni di lavori al posto del brutto fabbricato centrale brillava sotto il sole la cupola dorata della grande moschea, mentre la parte sopravvissuta di capannoni ospitava il Centro di Studi Coranici, la più grande madrasa della provincia e il tribunale islamico.

Edito dalla Bietti che lì ha ristampato di recente, la Terza Moschea e i due precedenti romanzi è un best seller di trilogia, scritta e pubblicata, per la prima volta, 10 anni fa, ma intramontabile per gli appassionati di allostoria, come si chiama anche il genere ucronico. Nello sviluppo della storia, parte della quale si svolge ad Arezzo, Prosperi dà un nome anche al cadì incaricato di presiedere dell’immaginario tribunale islamico. Il terzo, in ordine di importanza, istituito, con sede appunto ad Arezzo, nell’Italia spezzata in due dalla dominazione islamica. Il magistrato è anche lui aretino ed era del clero vescovile.

Ah, dimenticavo, Pierfrancesco Prosperi è di nuovo nelle librerie con una altro avvincente romanzo ucronico in cui racconta a modo suo la vicenda appassionante della scomparsa del geniale fisico italiano Majorana.

 

Felice Cini
Mi piacerebbe essere Tristano ma sono Felicino, vorrei essere qualcuno ma sono nessuno. Mi piacerebbe raccontare qualcosa di buono ma non ho argomenti. Vorrei un argomento positivo sul mondo che ci circonda ma non mi piace granché ciò che ci circonda. Scrivo su l'Ortica per la mia passione per ciò che non va bene. Mi assomiglia.

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