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“Cara nonna, ti scrivo”: 2.400 lettere nell’epoca in cui ormai rispondiamo con un pollice

Giovani e anziani toscani si sono raccontati per un anno attraverso la carta. Ora le loro lettere entrano nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e diventano memoria collettiva

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“Cara nonna, ti scrivo”: 2.400 lettere nell’epoca in cui ormai rispondiamo con un pollice

Giovani e anziani toscani si sono raccontati per un anno attraverso la carta. Ora le loro lettere entrano nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e diventano memoria collettiva

Duemilaquattrocento lettere scritte da giovani e anziani toscani sono state consegnate all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, dove entreranno a far parte del patrimonio di testimonianze autobiografiche raccolte e conservate nel tempo.

Lettere vere. Con la carta, la penna, i disegni e perfino quella curiosa abitudine ormai quasi sovversiva di pensare a quello che si vuole dire prima di premere “invia”.

Sono il risultato del progetto di corrispondenza promosso dal Consorzio Zenit, che per un intero anno ha fatto dialogare generazioni lontane anagraficamente ma, a leggere ciò che si sono raccontate, forse molto meno distanti di quanto immaginiamo.

Il progetto ha coinvolto complessivamente 1.084 persone: 542 giovani e 542 anziani.

Disegno realizzato per una lettera del progetto tra bambini e anziani
Disegni e parole nelle lettere scambiate tra bambini e anziani: 2.400 messaggi ora custoditi dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Da una parte i bambini delle scuole primarie fiorentine dell’Istituto Comprensivo Pieraccini, entrati in corrispondenza con gli anziani ospiti di 22 Rsa fiorentine. Dall’altra gli studenti dell’Istituto Morante-Ginori Conte, del Liceo Artistico di Porta Romana, del Liceo Galileo e del Liceo Machiavelli, insieme ad anziani impegnati in diverse attività culturali e sociali.

Quando settant’anni di differenza entrano in una busta

Dentro quelle 2.400 lettere ci sono ricordi, paure, speranze, domande e consigli.

Non sempre servono convegni sull’intergenerazionalità, tavoli tecnici e progetti con titoli di diciassette parole. A volte bastano un foglio bianco, una penna e qualcuno disposto a leggere.

“Ogni età ha le sue fatiche e le sue gioie”, scrive Franca alla giovane Agnese, invitandola a vivere il presente senza smettere di guardare al futuro.

Vivetta incoraggia invece il proprio giovane interlocutore a inseguire i suoi sogni ricordandogli che «la vita ci sorprende sempre».

Leonardo, dopo aver letto le parole ricevute, arriva a una conclusione semplice e tutt’altro che banale: «Il tempo non è un nemico».

Tre frasi che probabilmente non avrebbero avuto lo stesso effetto infilate tra una GIF del buongiorno, sei notifiche e il messaggio del gruppo WhatsApp “Genitori 5ªB” con 84 risposte non lette.

Da corrispondenza privata a memoria collettiva

Con la consegna a Pieve Santo Stefano, quelle parole smettono di appartenere soltanto a chi le ha scritte e ricevute.

Entrano infatti in un luogo nato proprio per conservare la memoria delle persone comuni attraverso diari, epistolari, memorie e documenti autobiografici.

“Per noi è un onore ricevere queste lettere scritte con passione da giovanissimi e anziani”, ha spiegato Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

Conservarle all’Archivio, sottolinea Cangi, significa trasformare un progetto nato nel presente in una memoria destinata a poter essere studiata e riletta anche in futuro. L’intenzione è inoltre quella di accogliere altre corrispondenze del progetto, rendendo la raccolta ancora più ampia e rappresentativa.

Una scelta precisa anche da parte del Consorzio Zenit.

“Abbiamo scelto di consegnare queste lettere all’Archivio Diaristico Nazionale perché non fossero semplicemente conservate, ma perché potessero continuare a parlare”, spiega Valentina Blandi, direttrice del Consorzio Zenit.

L’obiettivo è fare di questo incontro fra generazioni qualcosa che possa andare oltre le singole esperienze personali, mantenendo insieme memoria del passato e responsabilità verso chi verrà dopo.

Carta batte notifica, almeno sulla distanza

La scelta di Pieve Santo Stefano ha quindi un significato particolare.

Da decenni l’Archivio raccoglie le vite degli italiani raccontate dagli italiani stessi: non soltanto quelle dei protagonisti dei libri di storia, ma soprattutto quelle di chi quella storia l’ha attraversata ogni giorno.

Le 2.400 lettere del progetto aggiungono adesso un nuovo capitolo: bambini e ragazzi che raccontano il proprio presente agli anziani, anziani che restituiscono esperienze e memoria ai più giovani.

Fra qualche decennio qualcuno potrà ancora aprirle e leggerle.

Che è già un risultato notevole, considerando che oggi abbiamo conversazioni considerate archeologia industriale se bisogna scorrere WhatsApp indietro fino a martedì scorso.

Forse è proprio questa la parte più bella del progetto: due persone hanno cominciato scrivendosi una lettera e hanno finito, senza saperlo, per lasciare una piccola traccia della loro epoca.

E a Pieve Santo Stefano, per fortuna, qualcuno ha ancora deciso che certe parole non si cancellano per liberare memoria sul telefono.

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