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Da Andrea a Francesco Chimenti: due generazioni di musica tra Arezzo e il mondo

Un racconto tra radici locali e respiro internazionale: la storia di Andrea e Francesco Chimenti mostra come Arezzo sia stata, per due generazioni, non solo un luogo di passaggio ma un vero laboratorio creativo

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“Nato a Reggio Emilia, adesso vive a Verona. Lui che è aretino a tutti gli effetti. Qua ha vissuto la sua vita, qua ha coltivato la sua personalità.” Questa frase, scritta da UP Magazine Arezzo nel 2018 presentando Andrea Chimenti, racchiude un paradosso biografico che è anche una verità profonda: il legame di questo musicista con Arezzo non è anagrafico, ma esistenziale e artistico.

Dopo aver studiato cinema d’animazione a Urbino, alla fine degli anni Settanta Andrea Chimenti si trova a lavorare nell’ambito pubblicitario ad Arezzo. È qui che vive mentre costruisce la sua carriera musicale, in una doppia vita estenuante ma necessaria: “durante il giorno ero impegnato in uno studio pubblicitario ad Arezzo mentre la sera prendevo il treno, andavo a Firenze, facevo le prove di notte e riprendevo il treno per essere in studio la mattina successiva”.

Nel 1983 fonda i Moda insieme ad altri musicisti provenienti in maggioranza proprio da Arezzo: Nicola Bonechi alla batteria, Marco Bonechi al basso, Fabrizio Barbacci alla chitarra. “Di giorno lavoravo ad Arezzo, la notte suonavo a Firenze. Facevamo le prove con il gruppo in Via De’ Bardi 32”, ricorda Chimenti.

La scelta diventa inevitabile: “Per un po’ sono andato avanti lavorando come pubblicitario e come musicista. Alla fine ho scelto la musica. Ho rischiato molto, ma sono felice di averlo fatto”.

Nel 1984 i Moda partecipano alla compilation “Catalogue Issue” dell’etichetta fiorentina I.R.A. insieme a Litfiba, Diaframma e Underground Life, con i brani “Nubi d’oriente” e “La voce”. Nel 1986 esce “Bandiera”, prodotto da Alberto Pirelli, considerato tra i migliori dischi di rock indipendente degli anni Ottanta.

Ma è con “Canto Pagano” (1987) che arriva il riconoscimento internazionale: il secondo album vede la produzione di Mick Ronson, celebre chitarrista e produttore di David Bowie, Lou Reed e Ian Hunter. Mick Ronson compone insieme ai Moda “Malato”, il brano di apertura del disco, e suona la chitarra in alcuni brani e il pianoforte in “Addio a Te”.

Il terzo album “Senza Rumore” (1989) non ottiene il successo sperato. Dopo alterne vicende, il gruppo si scioglie nello stesso anno.

Il legame con Arezzo non è solo logistico, ma entra direttamente nelle canzoni. Una giacca di scacchi, la sigaretta sulla punta delle labbra e un cappello abitavano addosso a un signore che Andrea Chimenti ha incontrato, un giorno qualunque, davanti la vetrina di una cartoleria di Arezzo. Erano gli anni Settanta e i manicomi iniziavano a decadere. Questo incontro diventerà una delle canzoni che Chimenti eseguirà nei suoi concerti.
La città entra nei testi non come cartolina turistica, ma come teatro di storie umane, di personaggi che il cantautore osserva con l’attenzione di un narratore.

Nel 1992 Chimenti realizza il suo primo album solista “La maschera del Corvo Nero” insieme a Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli. La svolta arriva nel 1996 con “L’albero pazzo”, pubblicato dal Consorzio produttori indipendenti.

In un brano dell’album, Chimenti duetta con David Sylvian, leggendario frontman dei Japan, nel brano “Ti ho aspettato (I Have Waited for You)”. La collaborazione non fu casuale: “ci fu uno scambio di nastri, per il resto ci mettemmo d’accordo via fax sulla tematica del testo”. Da allora, alcuni critici lo definiscono “il David Sylvian italiano” per il timbro vocale caldo e malinconico.

Nel 1993 si esibisce all’Arezzo Wave, in quello che era ancora il festival cittadino per eccellenza. Nel 1996 entra nel cinema: interpreta il brano “Black Hole” nella colonna sonora del film “Sono pazzo di Iris Blond” di Carlo Verdone.

Anche quando la carriera si espande a livello nazionale, Arezzo e il suo territorio rimangono un punto di riferimento operativo concreto. Nel 2002 “Il Porto Sepolto”, dove Chimenti mette in musica le poesie di Giuseppe Ungaretti, viene registrato in presa diretta al San Martino Studio di Civitella (Arezzo).

L’album “Vietato morire” (2004) viene registrato tra agosto 2003 e maggio 2004 all’Abbadia di Montepulciano e allo “Studio S. Martino” di Civitella in Valdichiana, e mixato al “Macinarino Studio” di Loro Ciuffenna. Il video del brano “La cattiva amante” viene realizzato da una squadra che il giornale La Nazione definisce “tutta aretina di colleghi e amici”: Maria Erica Pacileo e Fernando Maraghini dell’associazione Muvi, con i costumi e il trucco di Paolo Manciocchi.

Un episodio significativo arriva nel 2002, quando Andrea pensa di lasciare la musica, ma “Roberto Bardelli, un mio fan di Arezzo, decise di finanziare di tasca sua un mio disco”. Quel disco, “Il Porto Sepolto” dedicato a Ungaretti, lo rimette in carreggiata.

Il legame con Arezzo si rafforza attraverso la famiglia. Francesco Chimenti nasce il 12 ottobre 1988 ad Arezzo. Dalle scuole medie musicali inizia lo studio del violoncello che continuerà al liceo classico musicale F. Petrarca e poi al conservatorio L. Cherubini di Firenze.

Nel 2010 nascono i Sycamore Age dall’incontro di Stefano Amerigo Santoni, Francesco Chimenti e Davide Andreoni, gruppo art-rock con base ad Arezzo che negli anni diventerà un punto di riferimento della scena indipendente italiana.

“Un giorno lui è venuto da me con Davide Andreoni (chitarrista dei Sycamore Age) proponendomi di produrre insieme un disco. All’inizio non volevo accettare, ma alla fine ci siamo trovati benissimo, ci siamo dimenticati di essere padre e figlio e il disco, Yuri, il mio ultimo in studio, è uscito fuori spontaneamente”, racconta Andrea. L’album “Yuri” esce nel 2015.

“Lui continua ad abitare ad Arezzo, mentre io a Verona”, sottolinea Andrea, evidenziando come la città continui a essere il centro vitale della famiglia anche dopo il suo trasferimento.

Negli anni successivi, Chimenti non si ferma mai. Nel 1997 esce “Qohelet” in collaborazione con l’attore Fernando Maraghini, seguito nel 1998 da “Il cantico dei cantici”. Nel 2010 esce “Tempesta di fiori”, nel 2014 cura le musiche per il documentario “Ungaretti sul Carso” per Rai 3.

Nel marzo 2014 incide con The Alpha States una versione di “Ashes to Ashes” di David Bowie. Ad ottobre 2017 esce il live “Andrea Chimenti canta David Bowie”, eseguito insieme al figlio Francesco, omaggio esplicito a uno dei suoi riferimenti artistici fondamentali.

Nel 2021 pubblica “Il deserto, la notte, il mare”, un album che ha voluto mantenere fuori dagli store digitali, disponibile solo in formato fisico (CD, MC, LP). Una scelta controcorrente che ribadisce la sua indipendenza dalle logiche di mercato. Il 2 ottobre 2021 viene insignito del Premio alla carriera durante il Meeting delle etichette indipendenti.

Guardando alla carriera di Andrea Chimenti emerge il profilo di un artista che ha sempre privilegiato la coerenza rispetto al successo commerciale. Per Arezzo rappresenta qualcosa di più di un musicista di passaggio: è un artista che ha costruito qui la propria identità negli anni formativi, che ha scelto questa città come luogo dove far crescere la propria famiglia musicale (letteralmente), che ha utilizzato il territorio come base operativa per decenni.

Gli studi di registrazione tra Civitella in Valdichiana e Loro Ciuffenna, le collaborazioni con artisti e tecnici aretini, il sostegno concreto di fan locali nei momenti difficili, Francesco che continua a vivere e lavorare ad Arezzo con i Sycamore Age: tutto racconta di un rapporto profondo e operativo con il territorio che va oltre la semplice residenza.

Quando oggi ascoltiamo i Moda, i dischi solisti di Andrea Chimenti o i Sycamore Age, stiamo ascoltando anche un pezzo di storia culturale aretina. Una storia fatta di scelte coraggiose, di chi ha lasciato un lavoro sicuro per inseguire la musica, di chi ha creduto che si potesse fare arte intelligente senza compromessi, e di chi ha trasmesso questa passione alla generazione successiva, proprio qui, ad Arezzo.

Oltre ai Moda, Arezzo ha dato i natali ad altri musicisti della scena new wave. La città ospitava locali e spazi dove la nuova musica trovava casa, e molti giovani aretini partecipavano attivamente alla scena fiorentina, creando un ponte culturale tra le due città che ha caratterizzato quegli anni.

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Marco - Artista Digitale
Marco - Artista Digitale
Marco Grosso, giornalista indipendente, critico musicale e scrittore, è anche artista digitale, con il suo studio e sviluppo di quadri digitali con intelligenza artificiale e successiva riprogrammazione avanzata. Con un suo stile personale di immagini sta collaborando con realtà artistiche ed editoriali italiane indipendenti che utilizzano le sue immagini come copertine di libri, dischi e poster.
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